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Edizione #52

Un divario matematico che sparisce nei paesi più egualitari ma non nelle scelte di vita, un generale immaginario pronto a far esplodere il mondo, e una bambola vietata in TV nel 1974.

Edizione #52

Cose Belle & Altre Storie - Edizione #52

Sabato 1 Agosto 2026 - Il buongiorno del weekend


Buongiorno, esploratori!

Un’altra settimana è volata via, e come ogni sabato mattina è il momento di fare il punto: cosa mi ha colpito, cosa vale la pena condividere, cosa merita di essere raccontato. Sette giorni di internet, libri, conversazioni e scoperte varie che ho raccolto per voi in 10 minuti (circa) di lettura.

Il caldo non dà tregua, ma tra gemme e torte non si sta poi così male. Agosto è arrivato con il suo classico repertorio (afa, zanzare, propositi di dieta rimandati a settembre), ma qualche piccola cosa buona si è infilata comunque nelle giornate più pesanti.

Prendetevi un caffè (o quello che preferite) e iniziamo questa piccola collezione di cose belle & altre storie.


In Questo Numero

Questa settimana entriamo nel cervello (letteralmente) e scopriamo perché centinaia di migliaia di libri di carta stanno sparendo dagli scaffali per finire tritati, con una tesi di laurea che rischia di valere sempre meno quando è un algoritmo a scriverla al posto nostro. Ma anche un generale impazzito pronto a far esplodere il mondo per un complotto immaginario, e un test che vi dirà quanto, in fondo, il vostro browser vi tradisce anche quando credete di essere invisibili.

Copertina Edizione #52

La Riflessione della Settimana

La matematica non ha un genere, la scuola qualche volta sì

Todo hombre puede ser, si se lo propone, escultor de su propio cerebro. Santiago Ramón y Cajal

Il neuroscienziato spagnolo vinse il Nobel nel 1906, condiviso con Camillo Golgi (che sosteneva la tesi opposta), per gli studi sulla struttura del sistema nervoso alla base di quella che oggi chiamiamo dottrina del neurone. Più di un secolo dopo, quella frase regge ancora, e regge proprio nel punto più delicato: il dibattito su cosa sia “naturale” e cosa non lo sia.

Ho recuperato questa settimana la lezione di Raffaella Rumiati (neuroscienze cognitive, SISSA di Trieste) su come funziona la mente delle donne, e il punto di partenza è già un rifiuto netto: il cervello non è né un destino biologico scolpito alla nascita né una pagina bianca che la cultura riempie a piacimento. È plastico. Cambia. Si aggiorna in base a cosa impara e a chi frequenta, un po’ come un circuito che non è un ASIC inciso una volta per sempre nel silicio, ma un FPGA che si riconfigura ogni giorno.

Il caso più concreto riguarda la matematica. Le ragazze prendono sistematicamente punteggi più bassi dei ragazzi, in Italia come altrove, e lo stereotipo che ne segue (“non sono portate”) è tra i più difficili da scardinare. Poi arriva uno studio del 2025 su Nature, condotto su circa tre milioni di bambini francesi: il divario compare già nei primissimi mesi di scuola primaria, ma durante il Covid, quando l’insegnamento è passato da scuola a casa, è cresciuto molto meno rispetto agli anni con scuola regolare. Non una predisposizione fissa. Un effetto di contesto, misurabile persino nella sua attenuazione.

Qui la storia offre un contrappunto che vale la pena di raccontare per intero. Nel 1750, a Bologna, a Maria Gaetana Agnesi viene conferita la cattedra di matematica dell’università, un titolo onorario concesso da papa Benedetto XIV dopo la pubblicazione delle sue “Istituzioni analitiche”, il primo trattato che copriva sia il calcolo differenziale sia quello integrale scritto da una donna. Duecentosettantacinque anni prima dello studio francese, un’italiana veniva riconosciuta pubblicamente come una delle menti matematiche più rigorose del suo tempo. Eppure oggi il divario torna a ripresentarsi già in prima elementare.

E qui arriva il paradosso che complica tutto: nei paesi nordici (Svezia, Islanda, Norvegia), il divario nei punteggi sparisce del tutto. Stessa preparazione, stesso rendimento. Ma le ragazze continuano a iscriversi meno a matematica, fisica e ingegneria rispetto ai coetanei. Rimuovere la causa misurabile, insomma, non basta a rimuovere l’effetto sulle scelte di vita.

Sto provando a indossare il cappello di futuro genitore di una possibile figlia, e questa distinzione (causa misurabile vs effetto sulle scelte) mi sembra il punto più scomodo di tutti. Perché è facile controllare i numeri, i voti, le prove INVALSI. È molto più difficile accorgersi di quante volte, senza nemmeno volerlo, si passa a un bambino un giocattolo e a una bambina un altro: capita ancora, in mille micro-episodi quotidiani che nessuno si prende la briga di misurare. Sono scelte che continuiamo a considerare naturali o libere, quando probabilmente stiamo solo rispondendo a un condizionamento che non lascia tracce misurabili da nessuna parte.

Qualche settimana fa ci siamo chiesti se un moscerino artificiale potesse avere una mente (#50). Questa settimana la domanda si ribalta: quanto della nostra mente reale diamo per scontato che sia natura, quando è in realtà storia che si ripete silenziosamente, generazione dopo generazione?

Link di approfondimento


Scoperte & Curiosità

Quello che non sapevo e ora sì

Le aziende che addestrano modelli linguistici hanno un problema che sembra uscito da un romanzo distopico: il web è ormai così saturo di testo scritto dall’intelligenza artificiale stessa che allenare nuovi modelli su quel materiale li fa peggiorare, un fenomeno chiamato model collapse (più o meno l’equivalente digitale di fotocopiare una fotocopia, all’infinito, fino a perdere il disegno originale). La soluzione trovata nel 2026 è tornare alla carta: intermediari come ISBNdb comprano all’ingrosso, da mille a un milione di copie per ordine, vecchi libri stampati prima del 2022, quindi “strutturalmente puliti” da contaminazione IA. Vengono scansionati ad alta velocità e poi distrutti, una pratica che una sentenza del giudice americano William Alsup ha definito fair use trasformativo. Elon Musk e l’investitore Michael Burry hanno criticato pubblicamente la perdita di patrimonio culturale che ne deriva.

Leggi: AI Companies Are Buying Tons of Old Books Because They’re Free of AI Slop (sintesi in italiano, 404 Media)

Il video che vale la pena

Un percorso di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale di circa cinquanta minuti (canale Enkk, con Decodifica) che parte da un’osservazione semplice: usiamo tutti ChatGPT senza avere idea di come funzioni davvero. La parte più utile è la metafora dei pirulini di un mixer audio per spiegare cosa sono i parametri di una rete neurale, e la dimostrazione pratica di un modello che, per completare “Chi canta la Terra dei Cachi?”, sceglie con sicurezza la risposta sbagliata. Il punto centrale: gli LLM non dicono cose vere, dicono cose verosimili. Le allucinazioni non sono un bug, sono la diretta conseguenza di come funziona la predizione del prossimo frammento di testo.

Vedi: Alfabetizzazione sull’Intelligenza Artificiale: dalle Reti Neurali ai Large Language Model Agentici

La lettura intelligente

Un video che merita spazio anche solo per il titolo della polemica che racconta: un servizio pubblicizzato su Instagram promette di scrivere tesi di laurea con l’IA, garantendo pure che il testo non risulti riconoscibile come generato da un modello. Yasmina Pani smonta una per una le giustificazioni più comuni (poco tempo, tanto non la legge nessuno) con un argomento che sposta l’attenzione da cosa si consegna a cosa si impara: “il diritto degli studenti è il diritto di formarsi, non il diritto di avere il titolo”. Ma bilancia la responsabilità individuale con le cause di sistema: relatori con fino a venticinque tesisti a testa, nessun corso strutturato di scrittura accademica in molti atenei.

Guarda: Tesi di laurea e intelligenza artificiale: perché delegarla resta un problema, con o senza l’IA


Intrattenimento (Mica) Banale

Qualcosa che fa sorridere (ma non solo)

Sono arrivato tardi a “Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba” di Stanley Kubrick, e lo ammetto senza troppa vergogna: conoscevo già mezzo film a forza di meme e citazioni prima ancora di vederlo per intero (il che, se ci pensate, è una forma tutta contemporanea dell’esperienza cinematografica).

Il film del 1964 nasce da un equivoco creativo quasi comico esso stesso: Kubrick aveva comprato i diritti del romanzo drammatico “Red Alert” di Peter George per farne un thriller serio sulla Guerra Fredda, ma durante la scrittura si convinse che la guerra nucleare fosse “troppo mostruosa, troppo fantastica per essere trattata in modo convenzionale”, e virò decisamente verso la satira nera. Il risultato, girato a Shepperton Studios a meno di un anno dalla Crisi dei missili di Cuba, mette in scena un generale che ordina di sua iniziativa un attacco atomico e i tentativi, sempre più grotteschi, di fermarlo prima che sia troppo tardi. Peter Sellers interpreta tre ruoli diversi (la Columbia aveva chiesto quattro, ma un blocco creativo sull’accento texano gli impedì di vestire anche i panni del maggiore Kong, affidato poi a Slim Pickens e alla sua iconica cavalcata finale sulla bomba).

Il dettaglio che rende il film meno fantasioso di quanto sembri: la celebre battuta del generale Turgidson sui “non più di 10-20 milioni di morti, nella peggiore delle ipotesi” è una parodia diretta dei calcoli sull’accettabilità delle vittime che circolavano davvero negli ambienti strategici americani, in particolare nel pensiero dello stratega Herman Kahn della RAND Corporation. Nel 2024, per il sessantesimo anniversario, il film ha ricevuto un restauro in 4K, proiettato anche negli archivi storici come lo Yale Film Archive: prova che l’assurdità messa in scena da Kubrick non ha ancora smesso di sembrarci, con inquietante regolarità, un po’ troppo plausibile.

Approfondimenti:


La Colonna Sonora

William’s Doll (Alan Alda & Marlo Thomas)

L’ho riscoperto proprio mentre scrivevo la Riflessione di questa settimana. È un brano del 1972, musica di Mary Rodgers e testo di Sheldon Harnick, scritto per l’album per bambini “Free to Be… You and Me”, il progetto ideato da Marlo Thomas con la Ms. Foundation for Women per contrastare gli stereotipi rigidi con cui, negli Stati Uniti dei primi anni Settanta, si cresceva i bambini. Racconta la storia di William, un bambino che vuole una bambola invece di una mazza da baseball o di un trenino, deriso per questo finché la nonna non gli spiega perché quel desiderio ha senso: si sta allenando a diventare un buon padre. Quando “Free to Be” diventò uno speciale TV nel 1974, la rete ABC chiese di tagliare proprio questa canzone, temendo reazioni del pubblico.

Cinquantaquattro anni dopo, il paradosso di “William’s Doll” è lo stesso di cui parliamo nella Riflessione, solo specchiato: lì il condizionamento allontana le bambine dalla matematica, qui allontana i bambini dalla cura, con lo stesso meccanismo capovolto.


& Un’Altra Cosa

Il browser che vi tradisce anche quando si comporta bene

Ho provato Cover Your Tracks, il test dell’Electronic Frontier Foundation che misura quanto il vostro browser sia rintracciabile online. Il risultato è un piccolo paradosso: blocca correttamente gli annunci traccianti, blocca i tracker invisibili, e ciononostante risulta unico tra 318.064 browser analizzati negli ultimi quarantacinque giorni. Il colpevole non è nessun cookie, ma la combinazione di risoluzione dello schermo, profondità colore e stringa dello User-Agent: bastano da sole a valere 18,28 bit di informazione identificativa, l’equivalente statistico di essere l’unico esemplare del campione.

La lezione è più metodologica che tecnica: bloccare pubblicità e tracker con nome non equivale a essere invisibili. Il fingerprinting passivo si costruisce con decine di dettagli innocui presi uno per uno (lingua, fuso orario, font installati) che nessun ad blocker può nascondere, perché sono informazioni che il browser deve necessariamente esporre per funzionare. Stupido? Un po’. Ipnotico, nel senso di “adesso passo venti minuti a controllare quanto sono unico io”? Assolutamente.

Link: Cover Your Tracks (Electronic Frontier Foundation)


Prima di salutarci…

E anche questa settimana è fatta! Con il caldo che non aiuta a essere produttivi, ma con qualche piccola cosa buona a bilanciare la fatica.

Se qualcosa in questa raccolta vi ha incuriosito, fatemelo sapere. E se conoscete qualcuno a cui potrebbe piacere, condividetela pure: non spammo, promesso.

Buon sabato, e alla prossima esplorazione!


PS: Questa newsletter ha come unico scopo quello di condividere curiosità e belle scoperte. Tutti i link e i contenuti sono selezionati a titolo personale e gratuito.


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