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Edizione #50

Un moscerino che non è mai nato ma cammina lo stesso, un paper del 2017 che tiene in piedi mezza intelligenza artificiale contemporanea.

Edizione #50

Cose Belle & Altre Storie - Edizione #50

Sabato 18 Luglio 2026 - Il buongiorno del weekend


Buongiorno, esploratori!

Un’altra settimana è volata via, e come ogni sabato mattina è il momento di fare il punto: cosa mi ha colpito, cosa vale la pena condividere, cosa merita di essere raccontato. Sette giorni di internet, libri, conversazioni e scoperte varie che ho raccolto per voi in 10 minuti (circa) di lettura.

Il carico di lavoro, questa settimana, era tutto sommato gestibile. Il problema è stato tenere accesi i neuroni con temperature che sembravano progettate apposta per testare i limiti termici del cervello umano: sono arrivato al weekend esausto, come se sopravvivere al caldo fosse diventato un allenamento a parte, per giunta senza risultati apprezzabili.

Prendetevi un caffè (o quello che preferite) e iniziamo questa piccola collezione di cose belle & altre storie.


In Questo Numero

Cinquantesima edizione, e per l’occasione la copertina si prende una licenza in più del solito (sotto, se non l’avete già sbirciata). Dentro: un moscerino che non è mai nato ma cammina lo stesso, un paper del 2017 che tiene in piedi mezza intelligenza artificiale contemporanea, un principe Saiyan smontato pezzo per pezzo da un video di otto anni fa, una serie cancellata nonostante numeri migliori di altre rinnovate, un tema di One Piece che non se ne va dalla testa, e un labirinto virtuale che esiste dal 2012 e non ha ancora stancato nessuno.

Copertina Edizione #50

La Riflessione della Settimana

Il moscerino che non ha mai imparato a camminare

È come guardare la simulazione al computer di un temporale e concludere che il computer stesso sia bagnato dentro. (Anil Seth, dichiarazione riportata da Gizmodo, 2026)

Da marzo 2026 esiste un moscerino che non è mai nato. Non ha uova né una madre, non ha mai battuto le ali per caso, eppure cammina e si pulisce le zampe con le antenne come se lo facesse da sempre. Trova pure lo zucchero in un piatto virtuale, e nessuno gli ha insegnato a farlo. Il moscerino non esiste. È un calcolo.

Lo ha costruito la startup Eon Systems mettendo insieme tre pezzi già pubblicati altrove: il connettoma completo del cervello di Drosophila melanogaster (circa 140.000 neuroni, 50 milioni di sinapsi, mappato dal consorzio FlyWire), un modello semplificato della sua attività neurale (Shiu e colleghi, pubblicato su Nature nel 2024), e un corpo virtuale con 87 articolazioni, ricostruito dalla scansione di una mosca vera e simulato in un motore fisico. Il risultato è un ciclo completo: il mondo stimola il cervello, il cervello ordina un movimento, il movimento cambia il mondo, il mondo stimola di nuovo il cervello. Nessun addestramento specifico per il compito: solo l’architettura biologica, rimessa in scala di silicio.

Gli stessi autori sono più cauti di quanto lascino intendere i titoli dei giornali: non rivendicano di aver “caricato” per primi un moscerino (merito che riconoscono al modello del 2024), e ammettono che le mappature tra cervello e corpo sono in parte scelte a mano, non derivate automaticamente dal connettoma. Rivendicano solo la chiusura del circuito. Eppure la domanda che la notizia porta con sé è più vecchia di quanto sembri: nel 1637, in pieno Seicento, Cartesio sosteneva che gli animali fossero automi perfetti, macchine complesse senza anima né vera sensazione, capaci di comportamenti elaborati senza che nulla, dentro, provasse qualcosa. Quasi quattrocento anni dopo, abbiamo costruito la macchina che Cartesio immaginava, e ci stiamo chiedendo esattamente il contrario: se un sistema che riproduce fedelmente il comportamento di qualcosa di cosciente sia già quella cosa, o ne resti soltanto una copia vuota.

David Chalmers chiamerebbe questa posizione “invarianza organizzativa”: ciò che conta è il pattern funzionale, non il materiale che lo implementa, quindi in linea di principio anche il silicio potrebbe farcela. Karl Friston la chiama invece “errore categoriale”: simulare un sistema cosciente non produce automaticamente un’esperienza soggettiva, punto. Lo stesso Chalmers, però, applicando la sua tesi ai modelli linguistici attuali, stima sotto il 10% la probabilità che siano già coscienti: mancano di corpo e di elaborazione ricorrente, e restano privi di un vero modello di sé. Il moscerino di Eon Systems, paradossalmente, ha almeno alcuni dei pezzi che ai LLM mancano secondo Chalmers (corpo, sensori, un loop chiuso con il mondo), ma resta privo di stato interno, memoria o un vero modello di sé, e resta, in termini di neuroni, incomparabilmente più semplice.

Se un moscerino virtuale riesce a muoversi e nutrirsi senza che nessuno gli abbia insegnato nulla, questa settimana io ho faticato a fare lo stesso nonostante decenni di pratica e un cervello, presumibilmente, biologico e cosciente. Forse il mio loop sensomotorio era semplicemente tarato peggio: stimolo (sveglia), risposta motoria (spegnerla), nuovo stimolo (il caffè, unica costante affidabile del sistema).

Nella #49 avevamo incontrato Federico Faggin e la sua conversione dalla fisica quantistica alla convinzione che la coscienza preceda la materia: lì il tema era una biografia. Qui è un cantiere aperto, con un preventivo di sei fattori mancanti e nessuna data di consegna. Se non sappiamo ancora rispondere per un moscerino di 140.000 neuroni, con quale sicurezza continuiamo a discutere se lo siano modelli con miliardi di parametri e zero connettoma?

Link di approfondimento


Scoperte & Curiosità

La lettura intelligente Nel 2017 otto ricercatori di Google pubblicano Attention Is All You Need e fanno una scelta radicale: buttano giù ricorrenza e convoluzioni, le due strutture su cui si reggeva l’elaborazione del linguaggio fino a quel momento, e costruiscono un modello basato solo sull’attenzione (la capacità di collegare tra loro tutte le parole di una frase contemporaneamente, invece che una alla volta). Risultato: nuovo record di qualità nella traduzione automatica, ottenuto in tre giorni e mezzo di allenamento su otto schede video, contro le settimane richieste dai modelli precedenti. Quell’architettura, il Transformer, è oggi la base tecnica di quasi tutti i grandi modelli linguistici, compresi quelli di cui ci si chiede, qualche paragrafo più sopra, se possano diventare coscienti.

Quello che non sapevo e ora sì A ottobre 2025 Netflix pubblica Boots, otto episodi tratti dal memoir di Greg Cope White sulla propria esperienza da recluta gay dei Marine negli anni Ottanta, quando dichiararlo apertamente significava il congedo. Accoglienza critica solida (90% su Rotten Tomatoes) e ascolti superiori a diverse serie rinnovate nello stesso periodo. Le opzioni contrattuali del cast, per inciso, erano già state estese ad agosto: un segnale interno di fiducia. A dicembre, Netflix la cancella comunque, senza motivazione ufficiale, poche settimane dopo che il Pentagono aveva pubblicamente bollato la programmazione dell’azienda come “spazzatura woke”. Nessuna delle due cose, da sola, spiega la decisione: resta uno di quei casi in cui i numeri raccontano una storia e l’esito ne racconta un’altra.


Intrattenimento (Mica) Banale

Qualcosa che fa sorridere (ma non solo) “Vegeta è un Personaggio Bello?” (canale croix89, 2017, oltre un milione di visualizzazioni) è un monologo comico che smonta pezzo per pezzo il mito del principe dei Saiyan: il titolo di famiglia ereditato (non meritato) e la lunga lista di sconfitte camuffate da codice d’onore. Il colpo di scena arriva su chi ha davvero distrutto il pianeta Vegeta (per anni raccontato come un meteorite, in realtà Freezer, servito per anni dallo stesso Vegeta senza obiezioni). Sedici minuti di iperbole scritti prima che il “roast” diventasse un formato riconoscibile su YouTube.

Il podcast/video che accompagna Restando in tema di cose interrotte contro la loro volontà: se non avete ancora recuperato Boots prima che sparisse dai radar (vedi sopra), fatelo comunque. Vale lo stesso discorso fatto nella #24 per KAOS, altra serie Netflix chiusa dopo una sola stagione nonostante recensioni ottime e un Jeff Goldblum nei panni di Zeus che meritava una seconda vita: certe storie non hanno bisogno di un finale per valere il tempo speso, ed essere interrotte è, se non altro, una garanzia che nessuno potrà mai rovinarle con un epilogo sbagliato.


La Colonna Sonora

Il brano della settimana: Miss All Sunday (Sonya Belousova & Giona Ostinelli)

Questa settimana a farmi compagnia c’è stata la seconda stagione di One Piece su Netflix (Into the Grand Line), e a tormentarmi, nel senso migliore, il tema dedicato a Nico Robin, in arte Miss All Sunday. Il brano fa parte della colonna sonora ufficiale firmata dalla stessa coppia di compositori già dietro ad altre produzioni Netflix, e porta il nome dell’alias con cui Robin viene conosciuta durante l’arco narrativo di Alabasta: un personaggio che passa la prima parte della serie a nascondere chi è davvero, il che, visto quello che abbiamo appena letto su moscerini e coscienza, sembra quasi un tema ricorrente della settimana.

Miss All Sunday


& Un’Altra Cosa

Un labirinto che esiste dal 2012 e non si è ancora stancato

Simple Maze Game, di Emin Kura, è esattamente quello che il nome promette: un labirinto tridimensionale in WebGL. Si cerca l’uscita illuminata, la si trova, e il labirinto se ne genera subito un altro, diverso, pronto a essere perso di nuovo. Nessun account, nessuna spiegazione di cosa succeda dopo l’uscita. Ospitato sulla storica piattaforma Experiments with Google (la stessa di 100.000 Stars, edizione #12), è online da così tanto tempo che è quasi un piccolo miracolo che regga ancora sui browser di oggi.

Il moscerino di cui sopra si muove in un labirinto che non ha mai visto prima e improvvisa la strada senza mappa. Voi potete fare lo stesso, ma dallo schermo, senza il rischio di finire scambiati per un connettoma.


Prima di salutarci…

E anche questa settimana è fatta! Cinquanta edizioni: un numero che, scritto così, sembra grosso, ma raccontato un sabato alla volta è stato semplicemente sabato dopo sabato, senza che nessuno se ne accorgesse troppo, moscerino compreso. Se qualcosa in questa raccolta vi ha incuriosito, fatemelo sapere.

Buon sabato, e alla prossima esplorazione!

Qui una copertina variant per celebrare il traguardo della 50’ edizione.

Copertina Variant Edizione #50


PS: Questa newsletter ha come unico scopo quello di condividere curiosità e belle scoperte. Tutti i link e i contenuti sono selezionati a titolo personale e gratuito.


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