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Edizione #14

Questa settimana esploriamo il paradosso della lettura: sempre meno persone leggono per piacere, ma quelle che lo fanno ci dedicano sempre più tempo. Cosa sta succedendo? E perché dovremmo preoccup...

Edizione #14

Cose Belle & Altre Storie - Edizione #14

Sabato 08 Novembre 2025 - Il buongiorno del weekend


Buongiorno, esploratori!

E mentre novembre avanza inesorabile, io ho scoperto che esistono muscoli di cui ignoravo completamente l’esistenza. Prima settimana di palestra dopo anni di onorato riposo: il mio corpo ha risposto con una risposta infiammatoria localizzata che farebbe impallidire un protocollo di immunologia. L’acido lattico ha trasformato ogni scala in una spedizione alpinistica e ogni sedia in un test di resistenza fisica. Ma hey, almeno ho confermato sperimentalmente che le fibre muscolari, se non sollecitate, entrano in una sorta di letargo metabolico.

Mentre i miei quadricipiti negoziavano la tregua con la forza di gravità, mi sono imbattuto in uno studio che ha tracciato vent’anni di abitudini di lettura negli Stati Uniti. I risultati sono tanto sorprendenti quanto preoccupanti, e raccontano una storia più complessa di quanto sembri.

It is better for civilization to be going down the drain than to be coming up it. Henry Allen

Prendetevi un caffè (o quello che preferite), trovate una posizione comoda (ma non troppo, nel mio caso), e partiamo per questa esplorazione settimanale.


In Questo Numero

Questa settimana esploriamo il paradosso della lettura: sempre meno persone leggono per piacere, ma quelle che lo fanno ci dedicano sempre più tempo. Cosa sta succedendo? E perché dovremmo preoccuparci? Poi, robot umanoidi che camminano tra noi (inquietanti ma affascinanti), un articolo illuminante su perché i vostri capi non capiscono l’AI, un generatore di gatti fantasy che vi farà perdere mezz’ora, e ovviamente musica, tenerezza e ipnosi visiva. Andiamo.

Copertina Edizione #14

La Riflessione della Settimana

Leggiamo sempre meno, ma chi legge lo fa un po’ di più

Nel 1348, un frate francescano di nome Giovanni de’ Marignolli tornò in Europa dall’India con racconti di meraviglie che nessuno credeva possibili. Tra queste, descrisse libri mastodontici conservati nei monasteri, tomi così grandi da richiedere due uomini per essere trasportati. Settecento anni dopo, nel 2003, ricercatori americani hanno iniziato a monitorare qualcosa di altrettanto monumentale, anche se in direzione opposta: la scomparsa della lettura per piacere dalla vita quotidiana.

I numeri sono inequivocabili e allarmanti. L’American Time Use Survey, che ha tracciato le abitudini di oltre 236.000 americani dal 2003 al 2023, mostra un declino costante e inesorabile. Nel 2004 il 28% degli americani leggeva per piacere in un giorno medio. Nel 2023 siamo scesi al 16%. Un calo del 3% annuo che ci porta verso scenari da distopia letteraria.

Ma qui emerge il paradosso che rende questa storia affascinante: mentre il numero totale di lettori cala drammaticamente, il tempo dedicato alla lettura da parte di chi legge è aumentato. Da 1 ora e 23 minuti nel 2003 a 1 ora e 37 minuti nel 2023. La lettura, insomma, sta diventando un’attività per pochi ma appassionati, un hobby di nicchia per devoti invece che un passatempo comune.

La teoria più accreditata per spiegare questo fenomeno si chiama displacement theory: in un’economia dell’attenzione dove il tempo libero è finito, ogni minuto dedicato a TikTok, Instagram o Netflix è un minuto sottratto alla lettura. Non è che abbiamo smesso di amare le storie, è che le consumiamo in forme diverse, più rapide, più frammentate, più passive. Passare da Guerra e Pace a video di 15 secondi su TikTok è come sostituire una maratona con una sequenza di scatti da 100 metri: tecnicamente stai sempre correndo, ma il tipo di allenamento è radicalmente diverso.

Ma la parte davvero preoccupante dello studio non è il calo generale. È come questo calo sia distribuito. Le disparità si stanno allargando come una frattura tettonica: nel 2023 i partecipanti neri avevano una probabilità di leggere inferiore del 49% rispetto ai bianchi. Chi ha un’istruzione post-laurea legge 2.79 volte di più rispetto a chi ha al massimo un diploma. Il reddito familiare? Chi guadagna di più legge 1.47 volte tanto rispetto a chi guadagna meno.

La lettura, insomma, sta smettendo di essere un’attività democratica per trasformarsi in un marcatore di classe, un privilegio sempre più legato all’istruzione e al reddito. E c’è un circolo vizioso che peggiora tutto: solo il 2% degli adulti legge con i propri figli in un giorno medio. Questa percentuale, tristemente stabile dal 2003, crea generazioni intere di non lettori, perché sappiamo che l’abitudine alla lettura si forma principalmente nell’infanzia.

Cosa possiamo fare? Lo studio suggerisce interventi mirati, soprattutto verso le comunità più a rischio. Ma forse la domanda più profonda è un’altra: in un mondo dove possiamo consumare infinite storie in forma di video, podcast, serie TV, cosa stiamo perdendo esattamente quando smettiamo di leggere? L’attenzione sostenuta? La capacità di costruire mondi nella nostra mente? Il silenzio necessario alla riflessione profonda?

Non ho risposte definitive. Ma so che mentre scriviamo newsletter e articoli, mentre condividiamo link e contenuti, stiamo partecipando a questo stesso ecosistema dell’attenzione. La differenza, forse, sta nell’intenzione: cercare contenuti che richiedano tempo, che resistano alla frammentazione, che valgano quel 16% di persone che ancora dedicano quasi due ore al giorno a leggere per puro piacere.

Qui il paper: The decline in reading for pleasure over 20 years of the American Time Use Survey


Scoperte & Curiosità

Quello che non sapevo e ora sì

I robot umanoidi sono qui (e sono leggermente inquietanti)

Figure ha rilasciato video del loro ultimo robot umanoide, Figure 03, e la reazione istintiva oscilla tra “incredibile” e “disturbante”. Il robot cammina, manipola oggetti con mani meccaniche sorprendentemente agili, e ha quella tipica andatura da non-del-tutto-umano che accende tutte le nostre sirene dell’uncanny valley.

La tecnologia è impressionante: visione artificiale, controllo motorio fine, capacità di navigare spazi complessi. Ma guardando i video c’è qualcosa di profondamente straniante nel vedere una forma umanoide muoversi senza respirare, senza esitazioni naturali, senza quella micro-coreografia inconscia che caratterizza ogni movimento umano. Siamo più vicini agli androidi della fantascienza di quanto pensassimo, ma la domanda rimane: per fare cosa, esattamente? Lavori pericolosi, mansioni ripetitive, assistenza agli anziani? Bello sulla carta, inquietante nella realtà del video.

Vedere per credere: Figure.ai

La lettura intelligente

Perché il tuo capo non capisce (davvero) l’AI

Boyd Kane ha scritto un saggio brillante su un problema fondamentale: la maggior parte delle persone, anche quelle che prendono decisioni aziendali, applica mentalmente il modello del “bug fixing” tradizionale all’intelligenza artificiale. E questo è pericolosissimo.

Nel software tradizionale, un bug è un errore nel codice che può essere individuato, corretto e risolto definitivamente. Nell’AI moderna, i problemi nascono dai dati di addestramento - dataset immensi, spesso opachi, dove non esiste una “riga 347 da correggere”. Un modello può comportarsi in modo problematico e non c’è modo di sapere esattamente quale combinazione di milioni di esempi di training ha prodotto quel comportamento.

Il punto chiave dell’articolo: questa incomprensione crea un pericoloso divario tra chi sviluppa AI (che conosce questi limiti) e chi la implementa (che pensa si possa “fixare” come qualsiasi software). I capi pensano: “Se c’è un problema lo aggiustiamo”, senza capire che con l’AI spesso non puoi “aggiustare” nulla, puoi solo addestrare di nuovo tutto da capo e sperare.

Un must-read per chiunque lavori con tecnologia, anche tangenzialmente.

Fonte: Why your boss isn’t worried about AI

Il video La webapp che vale la pena

Genera il tuo gatto fantasy (e perdi mezz’ora della tua vita)

Qualcuno su Reddit ha creato un “Fantasy Cat Generator” e io sono caduto nella tana del bianconiglio. Il concept è semplice: genera gatti fantasy casuali con nomi, origini e classi (guerriero, mago, ladro, ecc). Ma l’esecuzione è deliziosa.

L’autore ha disegnato a mano quasi 200 immagini sovrapposte che si combinano in modo procedurale. Il risultato? Gatti con armature, cappelli da mago, cicatrici da battaglia, ogni volta diversi. Il sito ha anche quel meraviglioso effetto cursore “vecchia internet” che ti fa sorridere di nostalgia.

Ti farà perdere tempo prezioso che potevi dedicare a cose produttive? Al 100%. Lo adoro? Tremendamente. A volte internet serve proprio a questo: progetti personali completamente gratuiti e magnificamente inutili che esistono solo per far sorridere qualcuno dall’altra parte dello schermo.


Intrattenimento (mica) Banale

Qualcosa che fa sorridere (ma non solo)

Bruno Mars canta “Baby” per una bambina

C’è un video breve ma perfetto che gira online: Bruno Mars, durante una sua esibizione, inizia a cantare”Baby” di Justin Bieber per una bambina tra il pubblico.

Dura pochi secondi ma cattura qualcosa di universale: l’empatia genuina, la generosità di un gesto spontaneo, la capacità di rendere speciale un momento per qualcuno. In un’industria musicale spesso cinica e calcolata, questi attimi di umanità vera sono preziosi.

E sì, mi ha fatto sorridere come un idiota. Provate voi a non farlo: Bruno Mars Singing “Baby” for A Little Girl

Il sito che ipnotizza

Palline blu che rimbalzano (e non riesci a smettere di guardare)

Avviso: questo link è pericoloso per la produttività. Si chiama “Blue Ball Fixed” ed è esattamente quello che dice: palline blu che rimbalzano su uno schermo nero. That’s it. Niente più, niente meno.

Eppure è ipnotico in un modo che non dovrebbe essere possibile. Il pattern dei rimbalzi, la fisica approssimativa ma convincente, il suono (se attivi l’audio) creano un loop di soddisfazione che cortocircuita il cervello. È come guardare un camino acceso o le onde del mare: inutile, ma stranamente necessario. Perfetto per quei momenti in cui il cervello ha bisogno di resettarsi completamente.

Usare con cautela: Blue Ball Fixed


La Colonna Sonora

Caparezza - A Comic Book Saved My Life

Questa settimana sono completamente assorbito dal nuovo album di Caparezza, “Orbit Orbit”, e in particolare da questo brano. “A Comic Book Saved My Life” è Caparezza nella sua forma migliore: wordplay impossibile, riferimenti culturali stratificati, e quella capacità unica di essere profondamente serio mentre mantiene un flow giocoso.

Il titolo dice tutto: un omaggio alla potenza salvifica delle storie, anche (soprattutto?) quelle disegnate. In un’edizione dove parliamo del declino della lettura, questo brano è un promemoria che le narrazioni che ci formano arrivano da mille forme diverse. I fumetti sono letteratura tanto quanto i romanzi, e spesso arrivano dove i “libri seri” non riescono.

Lo ascolto in loop da giorni. Non riesco a smettere. Ogni riascolto rivela un layer nuovo, un riferimento che mi era sfuggito, un incastro di rime che pensavo impossibile. Se non conoscete Caparezza, questo è un ottimo punto di partenza. Se lo conoscete, sapete già di cosa sto parlando.


& Un’Altra Cosa

Nel mezzo di tutto questo parlare di lettura, robot e gatti fantasy, c’è una verità scomoda che mi porto dietro da quella ricerca: il 2% di adulti che legge con i bambini. Il 2%. Due persone su cento.

Penso ai libri che qualcuno mi ha letto da piccolo. Penso a come quelle storie hanno formato il modo in cui vedo il mondo. E penso che se quel 2% non cresce, non stiamo solo perdendo lettori. Stiamo perdendo la trasmissione di un’abilità fondamentale: la capacità di stare fermi con un pensiero complesso, di seguire un ragionamento lungo, di immaginare mondi che non esistono attraverso simboli su una pagina.

Non è nostalgia per i “bei tempi andati”. È preoccupazione per un futuro dove un’intera generazione potrebbe crescere senza quella particolare forma di attenzione che solo la lettura dà. E mentre il mio corpo si riprende dall’assalto della palestra, mi chiedo: quali altri “muscoli cognitivi” stiamo lasciando atrofizzare senza accorgercene?


Prima di salutarci…

E anche questa settimana è fatta! Edizione #14, e continuo a stupirmi di quante storie diverse si intreccino ogni volta: dalla lettura all’AI, dai robot ai gatti fantasy, dalla scienza sociale alla tenerezza di Bruno Mars. Se sopravvivo alla seconda settimana di palestra, ci vediamo sabato prossimo con nuove scoperte.

Spero che qualcosa in questa raccolta vi accompagni piacevolmente nel weekend. Se trovate qualcosa che vi incuriosisce particolarmente, o se avete scoperte da condividere, mi farebbe piacere saperlo.

Buon sabato, e alla prossima esplorazione!


PS: Questa newsletter ha come unico scopo quello di condividere curiosità e belle scoperte. Tutti i link e i contenuti sono selezionati a titolo personale e gratuito.


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