Edizione #15
Questa settimana esploriamo qualcosa di inaspettatamente profondo: perché una vecchia cassetta può suonare meglio di un CD perfetto, e cosa significa davvero 'possedere' la musica nell'era dello st...
Cose Belle & Altre Storie - Edizione #15
Sabato 15 Novembre 2025 - Il buongiorno del weekend
Buongiorno, esploratori!
Un’altra settimana è volata via, e mentre scrivo queste righe il termometro ha deciso di ricordarci che novembre fa sul serio. Il freddo è arrivato con quella precisione meteorologica che trasforma ogni uscita in una valutazione costi-benefici degna di un paper economico. E con il freddo, naturalmente, la pioggia: quella pioggia obliqua, quasi orizzontale, che sembra avere un problema personale con gli ombrelli.
I dolori muscolari della settimana scorsa stanno finalmente entrando in fase di risoluzione. Non sono scomparsi, sia chiaro: si sono solo acquattati in qualche angolo remoto del sistema muscolo-scheletrico, pronti a manifestarsi con passo felpato al primo movimento inaspettato. È come avere un sistema di allarme biologico che si attiva casualmente: stai facendo le scale normalmente da giorni, poi improvvisamente il quadricipite decide che è il momento di ricordarti che esiste.
Ma novembre porta anche i suoi lati positivi. È iniziato ufficialmente il contest personale per trovare la cioccolata calda più buona della città. Ogni bar diventa un laboratorio di analisi sensoriale: densità, dolcezza, temperatura di servizio, presenza o assenza di panna. Ho già testato due candidati. La ricerca continua con rigore scientifico e dedizione assoluta.
Obstacles are those frightful things you see when you take your eyes off your goal. Henry Ford
Prendetevi un caffè (o, perché no, una cioccolata calda), trovate una posizione comoda, e partiamo per questa esplorazione settimanale.
In Questo Numero
Questa settimana esploriamo qualcosa di inaspettatamente profondo: perché una vecchia cassetta può suonare meglio di un CD perfetto, e cosa significa davvero “possedere” la musica nell’era dello streaming. Poi, Google che vuole mandare l’intelligenza artificiale nello spazio (davvero), la scoperta che le email sono molto più complicate di quanto pensiate, un modo da veri professionisti per seguire la Formula 1, e naturalmente musica africana che probabilmente non avete mai sentito ma che merita tutta la vostra attenzione. Andiamo.
La Riflessione della Settimana
Quando la musica aveva un peso
C’è un walkman da qualche parte in una scatola, in qualche angolo della casa. Non funziona, probabilmente. O forse sì. Non lo so, perché sono anni che non lo cerco davvero. Ma ultimamente mi ritrovo a pensarci sempre più spesso.
Ricordo le cassette di Lucio Battisti che ascoltavamo in macchina, riposte in quel raccoglitore a forma di valigetta. Ne entravano, cosa, venti? Trenta? Oggi in quello stesso volume ci starebbero più canzoni di quante ne potremmo ascoltare in un viaggio da Milano a Vladivostok. Andata e ritorno. Con deviazione per l’Antartide. La densità informativa è aumentata di ordini di grandezza mentre la matericità è evaporata come acqua in un deserto.
Ma forse abbiamo perso qualcosa per strada, e non sto parlando solo di nostalgia.
Una cassetta può battere un CD. No, davvero.
Sembra un’eresia tecnologica, eppure audiofili con decenni di esperienza lo confermano: una musicassetta di alta qualità, riprodotta su un impianto adeguato, può offrire un’esperienza d’ascolto superiore a quella di un CD. Non è romanticismo da boomer. È una differenza timbrica tangibile, verificabile, reale.
Il suono del nastro magnetico risulta più corposo, più caldo. Le voci sono più presenti, più tridimensionali. E quei famigerati fruscii? Leggenda metropolitana. Su un buon deck, il rumore di fondo è quasi inesistente. Quello che si percepisce spesso non è nemmeno un difetto del nastro, ma artefatti dalla catena analogica originale: il rumore sordo del vinile sorgente, la polvere sulla puntina. Un buon impianto filtra tutto.
La vera gerarchia della fedeltà audio, secondo chi se ne intende davvero, è questa: nastro a bobina (reel-to-reel) al primo posto, poi vinile, compact cassetta, CD, e infine MP3. Il CD non è ultimo per limiti tecnologici – sulla carta è eccellente, con 96 dB di dinamica e campionamento a 44.1 kHz perfettamente sufficiente secondo il teorema di Nyquist-Shannon. Il problema è umano: mastering frettoloso, remastering incompetente, logiche di mercato che sacrificano la qualità.
Molte registrazioni degli anni ‘70 suonano inascoltabili su CD rispetto al vinile. Le armoniche svaniscono, le alte frequenze diventano taglienti. “Hurricane” di Bob Dylan su CD perde la profondità del basso, la batteria diventa quasi inudibile. Un capolavoro trasformato in un’esperienza sonora piatta.
La cassetta non è morta, si è solo nascosta
In molti paesi africani, la musica viaggia ancora su nastro. Il progetto “Awesome Tapes from Africa” del collezionista Brian Shimkovitz lo dimostra: DJ set composti esclusivamente da cassette provenienti dal continente, portati in giro per il mondo. Esistono etichette discografiche specializzate che producono edizioni limitate di nuova musica esclusivamente su cassetta. Artisti affermati che continuano a pubblicare album anche in questo formato.
E non si tratta di vecchie scorte: nastri vergini TDK e Maxell sono ancora facilmente reperibili, nei centri commerciali e su Amazon.
Il prezzo della qualità (letteralmente)
Ma ecco il punto cruciale: la qualità si paga. In denaro e in manutenzione. Un deck di fascia alta come il Nakamichi Dragon può costare oltre 4000 euro sul mercato dell’usato. Un lettore del genere fa suonare meravigliosamente nastri che su apparecchiature mediocri sembrerebbero da buttare. E non basta comprarlo: va revisionato da un tecnico almeno una volta all’anno, intervento che può costare centinaia di euro.
Le testine sporche, i livelli di registrazione errati, la mancata smagnetizzazione periodica – questi sono i veri problemi delle cassette, non limiti intrinseci del formato. Nel mondo dell’hi-fi, il prezzo fa davvero la differenza.
Cosa significa davvero possedere la musica
Viviamo nell’era dello streaming infinito. Spotify, Apple Music, YouTube Music: decine di milioni di brani accessibili istantaneamente. È comodo, è efficiente, è economico. Ma non possediamo nulla. Cancelliamo l’abbonamento, e tutta quella musica evapora. Gli algoritmi decidono cosa ci piace. Le major decidono cosa resta disponibile.
Una cassetta, un CD, un vinile – sono oggetti fisici che occupano spazio, accumulano polvere, si rovinano con il tempo. Ma sono nostri. Non scompariranno perché un’azienda ha rinegoziato i diritti. Non cambieranno perché un algoritmo ha deciso che preferiamo altro. Non finiranno in un limbo legale quando un servizio chiude…
C’è qualcosa di profondamente diverso nel mettere fisicamente un oggetto in un lettore, premere play, e aspettare che la musica parta. Non è nostalgia. O forse sì, ma è una nostalgia per qualcosa di reale: il peso della musica, la sua fisicità, il fatto che occupasse spazio nel mondo come occupa spazio nella nostra memoria.
Mi sa che devo davvero cercare quel walkman.
Approfondimenti:
Scoperte & Curiosità
Quello che non sapevo e ora sì
Google vuole mandare l’intelligenza artificiale nello spazio (e non è uno scherzo)
Project Suncatcher. Suona come un progetto hippie per catturare raggi solari, invece è il piano di Google per mettere data center nello spazio. Letteralmente. Costellazioni di satelliti con TPU (Tensor Processing Units) alimentate da pannelli solari in orbita terrestre bassa sincrona sole-alba-tramonto, dove ricevono luce solare quasi costante.
Il motivo? Gli elevati costi energetici dei data center terrestri. L’efficienza energetica dei pannelli solari in orbita è superiore. Niente nuvole, niente atmosfera, niente notte (o quasi). Solo energia pulita e costante.
Le sfide ingegneristiche sono pazzesche: mantenere collegamenti ottici ad alta velocità tra satelliti, garantire che l’hardware resista alle radiazioni spaziali, gestire il raffreddamento (che nello spazio è un problema non banale), lanciare tutto in orbita. Google sta testando attivamente la resistenza alle radiazioni. I costi iniziali di lancio sono esorbitanti, ma secondo loro diventerà economicamente fattibile entro la metà del 2030.
Quindi ricapitoliamo: abbiamo risolto il problema del cambiamento climatico mandando i server nello spazio. Nel frattempo sulla Terra continuiamo a usare combustibili fossili per le auto. Le priorità sono chiare: ChatGPT in orbita > mobilità sostenibile. Tutto normale. Se tutto va bene, siamo rovinati…
Fonte: Project Suncatcher su Ars Technica
Il video un altro sito che vale la pena
Le email sono semplici… o forse no?
Tutti sanno cos’è un indirizzo email, giusto? username@dominio.com. Facilissimo. Elementare. Addirittura banale.
Poi vai su e-mail.wtf e scopri che no, in realtà le email sono un incubo di edge cases, eccezioni, specificità di implementazione e comportamenti controintuitivi che fanno sembrare la sintassi delle regex un gioco da bambini.
Sapevate che "very.unusual.@.unusual.com"@example.com è un indirizzo email tecnicamente valido? O che potete avere spazi nell’indirizzo se li mettete tra virgolette? Che i commenti sono permessi? Che esistono domini email internazionalizzati con caratteri non-ASCII?
Il sito è una meravigliosa collezione di casi limite che distruggono qualsiasi certezza aveste sulla semplicità della posta elettronica. Ogni esempio è accompagnato da spiegazioni tecniche su perché quello che sembra assurdo è in realtà previsto dagli RFC (Request for Comments) che definiscono lo standard email.
È il tipo di sito che ti fa apprezzare quanto sia complesso mantenere funzionante l’infrastruttura digitale che diamo per scontata ogni giorno. E ti fa anche venire voglia di abbracciare ogni sviluppatore che ha dovuto implementare la validazione degli indirizzi email rispettando tutti questi casi limite.
La lettura intelligente
Formula 1 come la seguono i veri professionisti
Se siete fan della F1 e vi siete mai chiesti come fanno i team a seguire le gare con quella precisione millimetrica, la risposta è: dati. Montagne di dati in tempo reale. E ora potete leggere anche voi (quasi) la stessa quantità di informazioni.
UndercutF1 è un’applicazione TUI (Text User Interface – interfaccia testuale, come quelle dei film anni ‘80 con lettere verdi su sfondo nero) che si connette al Live Timing stream ufficiale della F1 e vi mostra tutto: posizioni, tempi, strategie, pit stop, compound pneumatici, degrado, gap, tutto.
Il vero colpo di genio? Potete ritardare i dati di un tempo personalizzabile (solitamente 30-60 secondi) per sincronizzarli con il ritardo della vostra TV. Perché le dirette F1 non sono mai davvero “live” – hanno sempre un piccolo delay. Questo tool vi permette di avere i dati perfettamente sincronizzati con quello che vedete sullo schermo.
Include anche la possibilità di registrare i dati per rivederli successivamente, perfetto per analisi post-gara o per testare strategie alternative. È il tipo di progetto open source che fa brillare gli occhi agli appassionati di motorsport e agli smanettoni allo stesso tempo.
Bonus: Esiste anche una libreria (UndercutF1.Data) che potete usare nei vostri progetti per accedere agli stessi dati. Le possibilità sono infinite.
Intrattenimento (Mica) Banale
Qualcosa che fa sorridere (ma non solo)
Brainrot italiano: storia di una pandemia culturale
Yotobi analizza il fenomeno “Italian Brainrot” con la lucidità e l’ironia che lo hanno reso una istituzione di YouTube Italia. E no, non è solo “contenuti stupidi su TikTok” – è molto, molto più complesso di così.
Il termine “Brainrot” è stato parola dell’anno 2024 per l’Università di Oxford. Descrive contenuti digitali privi di significato, spesso generati tramite intelligenza artificiale e sintetizzatori vocali, che vengono consumati compulsivamente fino a, letteralmente, far marcire il cervello.
In Italia è esploso con personaggi e frasi assurde come “Tralallero Trallà”, partito da TikTok e rapidamente trasformatosi in un successo editoriale con figurine e oggetti da collezione prodotti da aziende come Skifidol e Panini. Il fenomeno ha superato i confini nazionali, con eventi dal vivo in Perù e Islanda.
Ma il video solleva anche questioni più profonde: chi detiene i diritti d’autore su contenuti generati dall’IA? Cosa significa quando la cultura pop diventa indistinguibile dal rumore generato algoritmicamente? Stiamo assistendo a una nuova forma di intrattenimento o alla morte dell’intrattenimento stesso?
Yotobi mantiene quel perfetto equilibrio tra divertimento e riflessione critica. Non è solo “eh, i giovani d’oggi”, è “guardate cosa sta succedendo e perché dovrebbe preoccuparci tutti”.
Il video: ITALIAN BRAINROT - Storia di una pandemia culturale
Il video che accompagna
Quando l’improvvisazione diventa magia
Non c’è contesto, non c’è preparazione. C’è solo quel momento in cui si improvvisa sulle note giuste al momento giusto, e decine di persone che guardano ammirati.
È il tipo di video che ti fa sorridere e venir voglia di ballare anche se non sai perché. C’è qualcosa di profondamente umano nel riconoscimento condiviso della bellezza improvvisata. La musica come linguaggio universale ridotto alla sua essenza: sorpresa e gioia.
Una manciata di secondi.
Guardare per credere: The way the crowd went oooOOOH
La Colonna Sonora
Na Hawa Doumbia - Kungo Sogoni
Questa settimana il suono viene dal Mali, precisamente da una registrazione del 1982 fatta ad Abidjan, Costa d’Avorio. Na Hawa Doumbia è una leggenda della musica Wassoulou, e “Kungo Sogoni” cattura quella dualità che rende la sua musica così potente: da uno sfondo strumentale scarno e crudo emerge un calore sonoro incredibile.
La voce di Doumbia è urgente, distintiva, ipnotica. Il ritmo didadi – tipico della sua Bougouni natale – crea un loop che ti prende e non ti lascia andare. Le parole parlano di femminismo, di questioni sociali, espresse attraverso ritornelli essenziali ma potentissimi.
Quello che rende questa registrazione ancora più interessante è la storia dietro: la madre di Doumbia morì poco dopo averla data alla luce, ma prima di morire predisse che sarebbe diventata una cantante. Sorprendente, perché Doumbia non veniva dalla casta jeli (i griot, i cantanti ereditari). I nonni provarono persino a usare i poteri magici dei fabbri per contrastare questa predizione. Non funzionò. La musica di Doumbia era più potente della magia.
È il tipo di musica che ti ricorda quanto sia vasto il mondo sonoro là fuori, quanto stiamo limitando il nostro ascolto quando ci affidiamo solo agli algoritmi che ci propongono sempre variazioni dello stesso. Questa è musica che gli algoritmi non ti proporranno mai, perché non rientra in nessuna categoria facilmente monetizzabile.
Per fortuna esistono ancora progetti come Awesome Tapes From Africa che continuano a portare queste gemme alla luce. Ne parliamo qui sotto.
& Un’Altra Cosa
Awesome Tapes From Africa: il progetto che preserva la musica che nessuno registra più
Brian Shimkovitz ha iniziato nel 2006 con un blog dove condivideva cassette di musica africana che aveva raccolto viaggiando per il continente. Oggi Awesome Tapes From Africa è un’etichetta discografica con una missione chiara: combattere il razzismo sistemico e le disuguaglianze nell’industria musicale, assicurando che gli artisti africani ricevano trattamento equo.
Divisione profitti 50/50. Gli artisti mantengono i diritti sulle loro registrazioni. L’etichetta gestisce il complesso processo di licenze, marketing, richiesta di visti per i tour. Hanno introdotto politiche come la richiesta di line-up diverse per i DJ set e workshop gratuiti per artisti africani che vogliono avviare la propria etichetta.
Shimkovitz riconosce apertamente il suo privilegio come persona bianca e si impegna a usare la sua posizione per il bene degli artisti con cui collabora. Non è carità, è collaborazione alla pari. È un modello di come l’industria musicale potrebbe funzionare se si preoccupasse davvero degli artisti invece che solo del profitto.
Il sito è una miniera: potete perderci ore ascoltando musica che probabilmente non avete mai sentito e che non sentirete mai alla radio. Ogni album ha una storia, ogni artista un background che vale la pena conoscere.
Se la colonna sonora di questa settimana vi è piaciuta, questo è il punto di partenza per esplorare un universo musicale intero.
Prima di salutarci…
E anche questa settimana è fatta! Quindici edizioni – un numero che all’inizio sembrava lontanissimo e che ora è qui, solido come quelle cassette che tanto stiamo rivalutando.
Spero che qualcosa in questa raccolta vi accompagni piacevolmente nel weekend. Se trovate qualcosa che vi incuriosisce particolarmente, o se anche voi avete un walkman abbandonato da qualche parte e la nostalgia vi ha colpito leggendo questa edizione, mi farebbe piacere saperlo.
Buon sabato, e alla prossima esplorazione!
PS: Questa newsletter ha come unico scopo quello di condividere curiosità e belle scoperte. Tutti i link e i contenuti sono selezionati a titolo personale e gratuito.
Se sei arrivato fin qui, evidentemente qualcosa ti ha incuriosito. Bene! Puoi iscriverti per ricevere queste piccole collezioni ogni sabato (promesso, non spammo), oppure condividerle con chi secondo te potrebbe apprezzare. O entrambe le cose, che non guasta.
