Edizione #35
Un manoscritto medievale che nessuno ha ancora decifrato, un archivio digitale che conserva l'ultima voce di Michela Murgia, un dizionario per capire cosa stanno dicendo i vostri nipoti, e un angol...
Cose Belle & Altre Storie - Edizione #35
Sabato 04 Aprile 2026 - Il buongiorno del weekend
Buongiorno, esploratori!
Un’altra settimana è volata via, e come ogni sabato mattina è il momento di fare il punto: cosa mi ha colpito, cosa vale la pena condividere, cosa merita di essere raccontato. Sette giorni di internet, libri, conversazioni e scoperte varie che ho raccolto per voi in 10 minuti (circa) di lettura.
Siamo già a Pasqua. Cosa significa “siamo già a Pasqua”? Significa che un quarto del 2026 è evaporato con la discrezione termodinamica dei sistemi gassosi: impossibile indicare il momento esatto in cui se n’è andato, eppure eccoci qui con tre mesi in meno nel serbatoio. Il segnale più confortante della settimana è arrivato dall’esterno: uno di quei momenti in cui apri le finestre di casa e l’aria che entra è finalmente più calda di quella che si trovava già dentro. Il gradiente termico si è finalmente invertito. La primavera, dopo mesi di false promesse, ha deciso di fare sul serio.
Prendetevi un caffè (o quello che preferite) e iniziamo questa piccola collezione di cose belle & altre storie.
In Questo Numero
Un manoscritto medievale che nessuno ha ancora decifrato, un archivio digitale che conserva l’ultima voce di Michela Murgia, un dizionario per capire cosa stanno dicendo i vostri nipoti, e un angolo di foresta canadese per chi non ha voglia di uscire. Più una riflessione su cosa resta di noi quando non restiamo più, e un sito che trasformerà le prossime due ore della vostra vita in un puntamento inconsapevole. (La qualità complessiva dell’edizione è stata compromessa da quest’ultimo punto. Ne riparliamo in fondo).
La Riflessione della Settimana
Cosa resta quando non restiamo: il cervello biologico, il cervello digitale e l’arte millenaria di sopravvivere a se stessi
C’è una domanda che gli esseri umani si pongono da almeno 2.500 anni, che è pressappoco da quando i romani codificarono il primo testamento scritto nelle Dodici Tavole (450 a.C.): cosa faccio di quello che ho accumulato, quando non ci sarò più per usarlo?
Per millenni la risposta ha riguardato cose fisiche. Terre, gioielli, case, cavalli. Il diritto ha costruito intorno a questa domanda un edificio giuridico imponente: eredi legittimi, esecutori testamentari, legati, fedecommessi. Una macchina complessa e rodatissima, progettata per trasferire oggetti tangibili da una mano all’altra oltre la soglia della morte.
Poi è arrivato il digitale, e la macchina si è inceppata.
Qualche settimana fa ho scoperto che Michela Murgia ha un archivio digitale. Non una pagina commemorativa generica, ma un portale (ospitato da Zephorum) che raccoglie i suoi ultimi contributi social, le sue riflessioni finali sulla famiglia queer, sulla fedeltà, sull’impegno civile. Un posto dove la sua voce continua a esistere in forma leggibile, consultabile, quasi interattiva. Un cervello digitale che sopravvive al cervello biologico.
La cosa mi ha colpito per ragioni che vanno oltre l’omaggio letterario. Nel corso della sua vita, Murgia ha costruito qualcosa che assomiglia molto a quello che nel mondo della produttività personale viene chiamato Second Brain: un sistema di idee, connessioni, pensieri esternalizzati. Solo che nel suo caso l’esternalizzazione era pubblica, politica, radicata nel dibattito civile. E ora esiste ancora, mentre lei no.
Il cervello biologico si distrugge irreversibilmente con la morte. È un sistema termodinamicamente destinato all’entropia massima: non si recupera, non si duplica, non si trasmette. Il cervello digitale, invece, ha la proprietà sorprendente di poter persistere indefinitamente, di essere copiato, archiviato, analizzato. È informazione, e l’informazione (a differenza del carbonio organico) non decade spontaneamente.
Ma il diritto non sa ancora cosa farsene.
Il problema è tecnico e giuridico insieme. Il testamento olografo richiede carta e penna (letteralmente, per legge): un documento digitale firmato elettronicamente è nullo ai fini successori per i contenuti patrimoniali. Le password non si ereditano come si eredita un anello. Gli account appartengono contrattualmente ai provider, non agli utenti. Il GDPR lascia uno spiraglio (l’articolo 2-terdecies del Codice della Privacy italiano permette agli eredi di accedere ai dati del defunto), ma è uno spiraglio, non una porta.
Gli strumenti alternativi esistono: il mandato post mortem, il “legato di password” (che suona come il titolo di un romanzo noir), le piattaforme specializzate come eLegacy. Ma sono soluzioni di rattoppo su un sistema pensato per un mondo senza bit.
La riflessione che mi rimane è questa: stiamo costruendo cervelli digitali con sempre più cura, senza quasi mai pensare a cosa ne vogliamo fare dopo. Chi erediterà le tue note? Chi avrà accesso al tuo archivio? Chi deciderà se cancellare o conservare tutto quello che hai scritto e raccolto nel corso degli anni?
Nobody said computers were going to be polite. (forse attribuita a Grace Murray Hopper)
Forse no. Ma qualcuno dovrebbe dire qualcosa su dove finiscono, quando finiamo noi.
- Per approfondire vedi: l’archivio digitale di Michela Murgia
- Ma anche: come funziona (e non funziona) il diritto successorio digitale in Italia
Scoperte & Curiosità
Quello che non sapevo e ora sì
Il libro più enigmatico del mondo è vecchio di sei secoli e nessuno sa ancora cosa dice.
Il Manoscritto Voynich è un testo illustrato del XV secolo (la datazione al radiocarbonio lo fissa tra il 1404 e il 1438) custodito alla Beinecke Library dell’Università di Yale. È scritto in un alfabeto di 19-28 caratteri che non corrisponde ad alcuna lingua conosciuta, illustrato con piante che non corrispondono ad alcuna specie esistente, suddiviso in sezioni di botanica, astronomia, biologia e farmacologia che non corrispondono ad alcun trattato medievale identificabile.
In seicento anni ci hanno provato crittografi militari della Seconda Guerra Mondiale, linguisti, algoritmi di intelligenza artificiale, e un numero imprecisato di appassionati con troppo tempo libero. Nessuno ha decifrato una sola riga.
Le teorie sono molte e incompatibili tra loro: lingua filosofica artificiale, dialetto estinto del Caucaso, dialetto carnico medievale, enciclopedia per la Regina Maria di Castiglia, trattato sulla salute riproduttiva (tema tabù all’epoca). La teoria forse più deprimente è quella di Gordon Rugg (2003): il testo potrebbe essere un nonsense generato casualmente con una griglia di Cardano, una truffa orchestrata ai danni dell’Imperatore Rodolfo II, che per questa presunta opera di Ruggero Bacone aveva sborsato 600 ducati.
Pensarci è quasi confortante: anche gli hacker del XVI secolo avevano i loro exploit.
Leggi anche: altre info interessanti Qui il manoscritto: completamente digitalizzato
La lettura intelligente
Visto che ho citato la griglia di Cardano, vale la pena capire cos’è.
Girolamo Cardano (1501-1576) era un matematico, fisico, astronomo e poligrafo italiano con un curriculum che farebbe impallidire qualsiasi recruiter moderno. Tra i molti contributi alla storia del pensiero, ha inventato un metodo di steganografia (che è diverso dalla crittografia: non si tratta di rendere il messaggio illeggibile, ma di nascondere un messaggio che esiste).
Il funzionamento è elegante nella sua semplicità: prendi un foglio con aperture ritagliate in posizioni casuali. Scrivici il messaggio segreto attraverso i fori. Rimuovi la griglia. Riempi gli spazi con testo innocente che integri organicamente le parole già scritte. Il Cardinale Richelieu usava questo metodo nel XVII secolo per la sua corrispondenza diplomatica. Lord Byron ne scrisse un versetto.
Il problema: se perdi la griglia fisica, perdi tutto. Una vulnerabilità critica che ricorda le discussioni odierne sulla gestione delle chiavi crittografiche, e sul fatto che la maggior parte delle persone le annota su un post-it attaccato al monitor.
Link: cos’è e come funziona nel dettaglio
Cultura in pillole (ovvero: finalmente capite cosa vogliono dire)
Avete mai sentito una parola nel parlato dei più giovani, annuito con aria convinta e poi trascorso i successivi dieci minuti a chiedervi che cosa avevate appena concordato?
Slengo.it è un dizionario online dei termini usati dai “giovani” (virgolette d’obbligo, perché la soglia generazionale si abbassa a velocità che farebbero invidia a certi benchmark di deprecazione software). La parte più interessante non è il gergo generazionale in sé, ma la presenza massiccia di forme dialettali regionali che sono entrate nel parlato comune senza che nessuno se ne accorgesse troppo. Un esperimento antropologico travestito da dizionario.
Link: Slengo
Intrattenimento (Mica) Banale
Qualcosa che fa sorridere (ma non solo)
Torniamo con le passeggiate virtuali. Questa settimana: la Columbia Britannica, Canada, in 4K a 60fps, con suoni della foresta inclusi. Perfetto per quei momenti in cui non avete voglia di uscire, o fuori c’è un vento tale da ribaltare non solo la voglia di passeggiare ma anche voi stessi, oppure volete passare venti minuti in uno stato di quiete che l’algoritmo dei social non sa nemmeno che esiste.
Il format del “forest bathing virtuale” è una di quelle idee che sembrano stupide finché non ci dedicate cinque minuti, dopodiché capite perché gli ospedali lo usano nelle sale d’attesa.
Link: per godersi la passeggiata
La Colonna Sonora
La canzone di questa settimana è tecnicamente una ballad rock degli anni Duemila. Praticamente è una dichiarazione di resa incondizionata a qualcuno che ha imparato a nascondere tutto di sé per sopravvivere. Matt Bellamy scrive di chi si costruisce una facciata (wicked and divine, sinner and innocent) per tenere lontani gli altri, e di chi invece vuole attraversare quella facciata per arrivare ai desideri che stanno sotto: quelli che non vengono dichiarati perché sono i più veri, e i più vulnerabili.
“Undisclosed desires”: i desideri che non dichiariamo. Il collegamento con questa edizione è labile ma c’è: anche i testamenti digitali sono, nella loro assenza, una forma di desideri non dichiarati. Cosa voglio che rimanga? Cosa voglio che sparisca? Chi può accedere a cosa? Sono domande alle quali la maggior parte di noi non risponde mai, lasciando agli eredi il compito di indovinare.
Man is least himself when he talks in his own person. Give him a mask, and he will tell you the truth. Oscar Wilde
& Un’Altra Cosa
Il sito che ha rubato le ultime due ore della mia vita (con mia piena complicità)
Volete sapere perché questa edizione è arrivata tardi nella fase di lavorazione? Non è colpa mia. Andate qui
Andate lì. Muovete il cursore in qualche punto dello schermo: aspettate, guardate e ripetete.
Il meccanismo è semplice al limite del ridicolo: il sito individua la posizione del vostro cursore sullo schermo e trova, in un archivio apparentemente infinito di fotografie, un’immagine di qualcuno che punta esattamente in quella direzione. Ogni volta. Con precisione che sfida ogni aspettativa.
Richiede tecnologia complessa? No, solo un database più o meno grande (assurdo pensare come ci sia una foto per quasi ogni punto) e l’idea giusta al momento giusto, che è esattamente la ricetta segreta di qualsiasi cosa funzioni sul web.
La qualità di questa edizione è inversamente proporzionale al tempo già investito su quel sito. Adesso però è il vostro problema.
Buon divertimento: Pointer Pointer
Prima di Salutarci…
E anche questa settimana è fatta! Trentacinque edizioni: un numero serio anche se non quanto un manoscritto medievale indecifrabile con sei secoli di anticipo su di noi.
Se qualcosa di quello che avete letto vi ha incuriosito, vale la pena condividerlo. Le cose interessanti si moltiplicano quando vengono passate avanti, e questa newsletter non ha nessun algoritmo che la spinga: funziona solo per passaparola.
Buon sabato, e alla prossima esplorazione!
PS: Questa newsletter ha come unico scopo quello di condividere curiosità e belle scoperte. Tutti i link e i contenuti sono selezionati a titolo personale e gratuito.
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