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Edizione #34

Un sistema operativo che potrebbe ridisegnare i rapporti di forza nella tecnologia globale, un fumetto Disney che trent'anni fa ha riscritto le regole del racconto italiano, e la storia silenziosa ...

Edizione #34

Cose Belle & Altre Storie - Edizione #34

Sabato 28 marzo 2026 - Il buongiorno del weekend


Buongiorno, esploratori!

Un’altra settimana è volata via, e come ogni sabato mattina è il momento di fare il punto: cosa mi ha colpito, cosa vale la pena condividere, cosa merita di essere raccontato. Sette giorni di internet, libri, conversazioni e scoperte varie che ho raccolto per voi in 10 minuti (circa) di lettura.

Questa settimana il weekend porta con sé un dono e una penalità in un pacchetto unico: il cambio dell’ora. Tra poco avremo ufficialmente un’ora di luce in più nel pomeriggio, il che è una notizia ottima per tutti tranne che per il mio orologio biologico, che ha già presentato reclamo formale. Quanto a quell’ora di sonno persa: l’avrei persa comunque, visto che la Formula 1 corre in Giappone e Suzuka non aspetta nessuno.

Prendetevi un caffè (o quello che preferite) e iniziamo questa piccola collezione di cose belle & altre storie.


In questo numero

Un sistema operativo che potrebbe ridisegnare i rapporti di forza nella tecnologia globale, un fumetto Disney che trent’anni fa ha riscritto le regole del racconto italiano, e la storia silenziosa di un formato di file che blocca l’intelligenza artificiale come un semaforo bloccato al rosso. Un film d’animazione del 1988 con una colonna sonora capace di sopravvivere intatta. Chiude il tutto un sito che non serve assolutamente a niente, e per questo vale esattamente quanto tutto il resto.

Copertina Edizione #34

La Riflessione della Settimana

Il Linux del calcolo quantistico (e perché dovreste preoccuparvene, nel senso buono)

C’è un momento nella storia della tecnologia in cui un’innovazione smette di essere un esperimento e diventa un’infrastruttura. Non è mai un evento preciso, è una transizione. Linux non è diventato lo standard dei server in un giorno; Android non ha conquistato il 72% dei dispositivi mobili mondiali con un comunicato stampa. La diffusione avviene per accumulo: qualcuno apre il codice, qualcuno ci costruisce sopra, e a un certo punto il mondo intero gira su quella fondamenta senza che quasi nessuno se ne accorga.

Il 26 febbraio 2026, la società cinese Origin Quantum ha rilasciato Origin Pilot: il primo sistema operativo quantistico open source scaricabile localmente al mondo. La notizia ha occupato le colonne specializzate per qualche giorno, poi è stata sommersa dal flusso ordinario. Ma merita più attenzione di quanta ne abbia ricevuta.

Cosa rende questa cosa diversa da tutto il resto. Per capire la portata del rilascio bisogna capire cosa fanno i concorrenti occidentali. IBM con Qiskit e Google con Cirq offrono framework di programmazione quantistica eccellenti, ma li erogano via cloud. Vuoi usarli? Ti colleghi ai loro server. Origin Pilot è qualcosa di strutturalmente diverso: un sistema operativo completo, scaricabile sul proprio hardware, che gestisce l’intero stack operativo: scheduling dei task, coordinamento hardware-software, esecuzione parallela, e (dettaglio tecnico non banale) calibrazione automatica dei qubit. Quest’ultima funzione normalmente richiede intervento manuale specializzato; automatizzarla abbassa il costo di accesso alla tecnologia in modo significativo. Il sistema gira già sul computer quantistico Origin Wukong (72 qubit funzionali), che ha eseguito oltre 339.000 job per utenti in 120 paesi. I ricercatori americani risultano tra i più attivi.

Il parallelo con DeepSeek è inevitabile, e non è casuale. Pochi mesi fa la comunità tech si è svegliata con la notizia che un modello di intelligenza artificiale cinese aveva raggiunto (e in alcuni benchmark superato) i risultati dei leader occidentali, a una frazione del costo. La strategia era identica: aprire il codice, costruire un ecosistema, posizionarsi come standard globale. Origin Pilot applica lo stesso schema al calcolo quantistico. È una mossa geopolitica mascherata da generosità tecnica, il che non significa che sia sbagliata. Linux è nato anche lui da motivazioni tutt’altro che altruistiche, e non per questo il mondo è andato peggio.

La prospettiva storica che nessuno racconta. Il primo sistema operativo della storia, se vogliamo chiamarlo così, fu il GM-NAA I/O del 1956, sviluppato per l’IBM 704. Ci volle quasi un decennio perché il concetto di OS come strato software separato dall’hardware diventasse standard. Per i personal computer, il salto dalla macchina dedicata al sistema operativo riusabile richiese ancora vent’anni. Il calcolo quantistico è nato formalmente come disciplina nel 1980 con il lavoro di Paul Benioff, ed è diventato hardware fisico funzionante negli anni 2000. Origin Pilot arriva nel 2026: quarantasei anni di storia compressa in qualcosa che oggi si scarica gratuitamente come se fosse un aggiornamento di sistema.

La vera domanda non è se la Cina riuscirà a costruire uno standard de facto nel software quantistico. La domanda è se, mentre siamo occupati a guardare la Formula 1 e a perdere il sonno per il cambio dell’ora, ci stiamo accorgendo che le fondamenta tecnologiche del prossimo decennio vengono posate in questo momento, silenziosamente, con un file zip scaricabile da chiunque.

“Nature isn’t classical, dammit, and if you want to make a simulation of nature, you’d better make it quantum mechanical.” — Richard Feynman, MIT, 1981

Per approfondire: Quantum Computing Report


Scoperte & Curiosità

Quello che non sapevo e ora sì

I PDF stanno bloccando l’intelligenza artificiale, e nessuno ne parla abbastanza.

Il formato PDF esiste dal 1993. John Warnock di Adobe lo progettò con un obiettivo preciso: che un documento sembrasse identico su qualsiasi schermo o stampante, indipendentemente dal sistema operativo. Missione compiuta con tale successo che nel 2008 è diventato standard ISO ufficiale. Il problema è che questa stessa perfezione visiva lo rende quasi illeggibile per le macchine.

Un PDF non ha titoli, sottotitoli o struttura gerarchica riconoscibile da un programma. Ha oggetti grafici posizionati in coordinate precise, che si vedono come testo ma non lo sono nel senso in cui un computer intende la parola. Per estrarne il contenuto, i sistemi di intelligenza artificiale devono usare il riconoscimento ottico dei caratteri (OCR), un processo che funziona discretamente con documenti semplici e peggio in modo progressivamente spettacolare con tabelle, colonne multiple, grafici o testo scritto a mano. Si stima che tra l’80% e il 90% dei dati aziendali esistenti viva in formati non strutturati. I PDF sono la quota più grossa di questo cimitero di informazioni inaccessibili.

La startup israeliana Factify ha raccolto 70 milioni di dollari per sviluppare un formato alternativo. Mistral (europea) ha rilasciato un sistema OCR potenziato dall’AI. Nessuna delle due soluzioni sembra ancora definitiva: la prima deve convincere il mondo a smettere di usare un formato consolidato da trent’anni, la seconda introduce il rischio di allucinazioni nel processo di conversione. Nel frattempo, trilioni di documenti aspettano pazientemente che qualcuno risolva il problema.

Fonte: Il Post


La lettura intelligente

PK compie trent’anni, e il fumetto italiano non è più lo stesso.

Il 14 marzo 1996 nelle edicole italiane arriva qualcosa di strano: un fumetto Disney con Paperino protagonista, ma Paperino come non si era mai visto. PK (Paperinik New Adventures) debutta con archi narrativi orizzontali, una grafica cinematografica che smantella la classica gabbia delle tavole Disney, e temi che nessuno si aspettava di trovare tra quelle pagine: responsabilità, sacrificio, redenzione, e una riflessione critica sulla tecnologia come forza capace di sfuggire al controllo di chi la crea.

Trent’anni dopo, PK si trova a fare i conti con la propria eredità. Non è scontato arrivarci con questa nitidezza: molte rivoluzioni del fumetto degli anni ‘90 non hanno lasciato traccia duratura. PK invece ha costruito un universo che ancora genera conversazioni tra chi lo ha letto da bambino e lo rilegge da adulto trovandoci cose che non aveva notato. La redazione Panini ha annunciato un programma che durerà tutto l’anno: eventi, contenuti inediti, recuperi di materiale raro, edizioni da collezione. Silvia Ziche ha già contribuito con una vignetta ironica (PK esausto dopo l’ennesima giornata difficile, circondato da Lyla Lay, Angus Fangus e Xadhoom che fanno festa con torte e musica) che sintetizza meglio di mille analisi il rapporto che questo fumetto ha costruito con il suo pubblico: si può ridere dell’eroe, festeggiare con lui, senza che perda un millimetro della sua serietà.

Fonte: Wikipedia — Paperinik New Adventures


Intrattenimento (Mica) Banale

Il video che accompagna

I Cavalieri dello Zodiaco: il lungometraggio del 1988 che nessuno ricorda (e perché vale la pena ricordarlo).

Nel 1988 Toei Animation produsse il terzo film cinematografico della saga di Saint Seiya per celebrare il ventesimo anniversario di Weekly Shōnen Jump. Il risultato fu “La leggenda dei guerrieri scarlatti”: 75 minuti in cui il dio del Sole di nome Febo Apollo torna sulla Terra con l’intenzione di distruggerla per ricominciare da capo, Atena viene uccisa nella prima mezz’ora di film (dettaglio che ancora sorprende), e i Cavalieri di Bronzo devono affrontare non solo i nuovi antagonisti ma anche i Cavalieri d’Oro che pensavano di aver sconfitto per sempre.

Quello che rende questo film interessante trentotto anni dopo non è la trama, che segue i binari canonici del genere, ma la sua storia di distribuzione. In Italia il film ha conosciuto almeno quattro vite distinte: un’edizione pirata del 1993 prodotta senza diritti e con le musiche ricreate da zero (la coerenza non era il punto forte), un doppiaggio ufficiale del 1994 con il cast storico della serie TV, un secondo doppiaggio del 1999-2000 con cast completamente nuovo, e infine la pubblicazione DVD di Yamato Video nel 2006 con entrambe le tracce incluse. È una piccola archeologia del mercato dell’animazione giapponese in Italia, in un periodo in cui le regole erano… interpretative.

Fonte: Wikipedia


Colonna Sonora

Alabanza a Dios

“Alabanza a Dios” è il brano che accompagna le sequenze più intense del film, e riesce a fare una cosa rara: suonare contemporaneamente epica e malinconica, come se sapesse già come va a finire. Ascolta su YouTube.

C’è una sequenza in particolare che negli anni è diventata probabilmente la più citata del film, visibile a questo link, che sintetizza meglio di qualsiasi descrizione il motivo per cui una certa generazione di persone ha ancora questi brani in memoria muscolare. Il cambio dell’ora porta più luce, ma certe soundtrack portano direttamente negli anni ‘80, e questo è un viaggio che non richiede nessuna ora supplementare.


& Un’Altra Cosa

The Useless Web: il portale verso il nulla, curato con amore.

Visita: theuselessweb.com

Esiste un sito il cui unico scopo è portarti su un altro sito che non serve a niente. Non c’è una cura tematica, non c’è algoritmo di personalizzazione, non c’è nessuna value proposition dichiarata. C’è un pulsante con scritto “TAKE ME TO A USELESS WEBSITE”, e quando lo premi vieni catapultato da qualche parte su internet dove probabilmente non saresti mai arrivato da solo.

Il paradosso interessante è che in un’epoca in cui ogni click viene ottimizzato, ogni contenuto viene profilato e ogni minuto del tuo tempo viene trasformato in dato comportamentale, un sito che ti manda deliberatamente a perdere tempo in modo casuale è quasi un atto sovversivo. Non impara da te. Non ti suggerisce niente in base a ciò che hai già visto. Non vuole che tu rimanga. Vuole solo che tu vada via, in una direzione imprevedibile, verso qualcosa di completamente inutile.

Stupido? Probabilmente sì, ma liberatorio. Provate a cliccarlo nel mezzo di una mattinata di lavoro produttiva e ditemi come vi sentite.


Prima di salutarci…

E anche questa settimana è fatta! Trentaquattro edizioni. Se fosse una serie televisiva staremmo finendo la terza stagione, con un finale di stagione che parla di computer quantistici cinesi e di Dei del Sole degli anni ‘80, che tutto sommato non è male.

Se qualcosa di questa raccolta vi ha incuriosito, una condivisione è sempre apprezzata. Se invece avete perso sonno per la Formula 1 e il cambio dell’ora in sequenza, benvenuti nel club.

Buon sabato, e alla prossima esplorazione!


PS: Questa newsletter ha come unico scopo quello di condividere curiosità e belle scoperte. Tutti i link e i contenuti sono selezionati a titolo personale e gratuito.

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