Edizione #27
Questa settimana parliamo di casa. Ma non di mutui o traslochi (quelli li lasciamo all'entropia, che se la cava benissimo da sola). Parliamo di come siamo passati dal dormire sotto le stelle a paga...
Cose Belle & Altre Storie - Edizione #27
Sabato 7 Febbraio 2026 - Il buongiorno del weekend
Buongiorno, esploratori!
Un’altra settimana è volata via, e il sabato mattina ci ritroviamo qui.
Questa è stata una di quelle settimane in cui l’ansia ha deciso di prendere residenza stabile nella zona limbica del cervello, come un inquilino che non paga l’affitto ma occupa comunque spazio mentale considerevole. Finalmente il weekend, finalmente un caffè senza guardare l’orologio.
“We don’t know one millionth of one percent about anything.” Thomas Edison
Edison aveva ragione. E forse è proprio per questo che ogni settimana trovo così divertente scoprire quanto poco sapessi la settimana prima. Prendetevi un caffè (o quello che preferite), mettetevi comodi, e partiamo.
In Questo Numero
Questa settimana parliamo di casa. Ma non di mutui o traslochi (quelli li lasciamo all’entropia, che se la cava benissimo da sola). Parliamo di come siamo passati dal dormire sotto le stelle a pagare affitti che farebbero impallidire un astronomo: il viaggio è più lungo e strano di quanto pensiate. Poi ci perdiamo tra enciclopedie che negoziano con l’intelligenza artificiale, stelle sulla passeggiata più famosa del mondo, mattoncini che cercano voti, e una cantante britannica che condivide i calzini.
Cominciamo da 23.000 anni fa. Portate pazienza.
La Riflessione della Settimana
Da Ohalo II ad Airbnb: 23.000 anni di casa in due lezioni
Se ricordate l’edizione #21, parlavamo della casa come “interfaccia con la natura”, partendo dalla capanna primitiva di Laugier nel 1753. Questa settimana ho incrociato due lezioni che affrontano la stessa domanda fondamentale da angolazioni opposte: come siamo arrivati a vivere nelle case, e perché oggi viverci costa così tanto.
La prima risposta arriva dalla bioarcheologia, e ci porta a Ohalo II, un sito archeologico sulle rive del Mar di Galilea risalente a 23.000 anni fa. Sì, avete letto bene: ventitremila. Durante l’ultima glaciazione, molto prima della cosiddetta “rivoluzione neolitica”, alcune popolazioni avevano già scelto la vita stanziale. La chiave? L’immagazzinamento. Oltre 140 specie vegetali conservate. Non erano agricoltori, erano collezionisti strategici di semi.
La teoria classica di Gordon Childe, quella del “pacchetto neolitico” che vedeva agricoltura, ceramica e stanzialità nascere insieme come un kit IKEA della civiltà, si è rivelata una semplificazione eccessiva. La realtà è più sfumata: i Natufiani, tra 15.000 e 12.000 anni fa, costruivano già abitazioni circolari semi-interrate con focolari centrali e magazzini. Gestivano mandrie di gazzelle. Manipolavano l’ambiente. E soprattutto, seppellivano i loro morti sotto il pavimento di casa.
Ecco il punto cruciale: la casa smette di essere solo un riparo e diventa memoria. Identità. Un ancoraggio al territorio che trascende la singola vita. A Çatalhöyük, uno dei primi “mega-villaggi” del Neolitico, le case erano talmente addossate le une alle altre che si entrava dal tetto. Niente strade, niente piazze. Solo un alveare umano di 5.000-8.000 persone, ognuna nella propria cellula economica con magazzino privato.
In pratica, in 20.000 anni siamo passati dal dormire dove capitava al concetto di “il mio appartamento, le mie regole”. Una forma di auto-domesticazione, se ci pensate.
E qui entra la seconda lezione, quella amara. Perché se la storia dell’abitare è una storia di progressivo radicamento, la contemporaneità sembra un film che va al contrario. Lucia Tozzi, urbanista, smonta con precisione chirurgica il mito della “scarsità di alloggi”: nelle città italiane ed europee ci sono migliaia di case vuote. Il problema non è che mancano i mattoni. Il problema è che la casa è diventata un asset finanziario, e un asset finanziario funziona meglio se resta vuoto e si apprezza che se viene abitato e si consuma.
La finanza immobiliare ha bisogno di cicli di “distruzione e ricostruzione” per generare valore. L’efficientamento energetico obbligatorio, presentato come politica green, rischia di diventare un nuovo strumento di esproprio: chi non può permettersi la ristrutturazione vede crollare il valore della propria casa, finché non è costretto a vendere. A chi? A fondi che ristrutturano e rivendono. O affittano su Airbnb.
Il risultato è quello che Tozzi chiama una società di “renditieri e precari”, dove anche le vittime del sistema finiscono per assecondarne le logiche. Compri una seconda casa per affittarla, perché il lavoro non basta più. Diventi parte del problema mentre cerchi una soluzione al tuo.
C’è qualcosa di profondamente ironico nel confrontare le due storie. I Natufiani costruivano case permanenti per ancorarsi alla terra, per dire “questo è il mio posto, qui riposeranno i miei antenati”. Noi costruiamo case che restano vuote, di proprietà di fondi con sede alle Cayman, mentre i nipoti dei Natufiani dormono in tenda davanti alle università perché l’affitto è troppo alto.
23.000 anni di evoluzione abitativa, e forse la domanda è sempre la stessa: cos’è davvero una casa? Un tetto? Un investimento? O quel posto dove, quando ci vai, sono costretti a tenerti?
Link di approfondimento:
- Come abbiamo iniziato a vivere nelle case? - Beatrice De Marchi
- La casa è diventata un privilegio? - Lucia Tozzi
Scoperte & Curiosità
Quello che non sapevo e ora sì
Wikipedia compie 25 anni e manda il conto all’AI
L’enciclopedia libera ha stretto accordi commerciali con Microsoft, Meta e Amazon. Il motivo? I bot di scraping per addestrare modelli linguistici stanno mettendo sotto pressione i server, e Jimmy Wales ha deciso che le Big Tech devono contribuire finanziariamente invece di limitarsi a succhiare contenuti curati da volontari.
La cosa interessante è la posizione di Wales: non è contrario all’AI, anzi. Pensa che i dati curati da esseri umani siano fondamentali per migliorare i modelli. Ma c’è una differenza tra “usare” e “sfruttare”. Se le donazioni degli utenti finiscono per sussidiare indirettamente lo sviluppo di tecnologie proprietarie da miliardi di dollari, qualcosa non torna. Nel frattempo, Wikipedia sta esplorando come usare l’AI per aiutare i volontari, non per sostituirli. Un approccio che suona stranamente sensato.
Il video intelligente
La riforma della giustizia spiegata (davvero)
Se vi siete persi nel dibattito sulla separazione delle carriere, i due CSM, il sorteggio dei membri e le correnti della magistratura, questo video di Breaking Italy fa un lavoro egregio nel mettere ordine. Spiega il referendum che ci aspetta, le posizioni del Sì e del No, e contestualizza tutto nella storia politica italiana degli ultimi trent’anni.
Non vi dirà cosa votare (non è il suo lavoro), ma vi darà gli strumenti per capire di cosa state votando. Che, nel 2026, è già moltissimo.
Il database che non sapevo di volere
Tutte le stelle di Hollywood (in ordine alfabetico)
Sapevate che sulla Walk of Fame ci sono anche personaggi di fantasia? Topolino ha una stella. Anche Bugs Bunny. E Godzilla. E Shrek.
Il sito ufficiale permette di cercare qualsiasi stella per nome, categoria (cinema, musica, radio, TV, teatro), o semplicemente di scorrere l’elenco completo come un archivio storico dell’intrattenimento globale. Perfetto per dirimere discussioni del tipo “Ma secondo te X ha la stella?”. Spoiler: di solito sì.
Lo strumento della settimana
Mermaid: i diagrammi di flusso per chi scrive codice
Se lavorate con documentazione tecnica, Mermaid è uno di quegli strumenti che una volta scoperti non potete più ignorare. Permette di creare diagrammi di flusso, grafici, timeline e schemi scrivendo semplice testo in markdown. Niente software di grafica, niente drag-and-drop: scrivi la logica, il diagramma si genera da solo.
Le ultime versioni hanno aggiunto animazioni, icone, immagini esterne e personalizzazioni CSS. La documentazione è chiara e piena di esempi. Per chi documenta architetture software o processi aziendali, è una piccola rivoluzione silenziosa.
Intrattenimento (Mica) Banale
Qualche link che vale la pena
LEGO Ideas: dove i fan diventano designer
LEGO Ideas è quella piattaforma magica dove chiunque può proporre un set, raccogliere voti dalla community, e potenzialmente vederlo prodotto ufficialmente. È democrazia dei mattoncini, crowdsourcing del giocattolo, e fonte infinita di progetti assurdi e meravigliosi.
In questo momento, tra le proposte in cerca di voti, c’è un set dedicato al Grinch: la dimora sul Monte Briciolaio, la casa di Cindy Lou, il laboratorio, la biblioteca, le minifigure di tutti i personaggi. Un tributo al classico del Dr. Seuss che cattura perfettamente l’atmosfera della storia.
E se volete perdervi completamente, Brickset è l’archivio definitivo: ogni set dal 2000 a oggi, schede tecniche, recensioni, prezzi, offerte. Per collezionisti e nostalgici.
La Colonna Sonora
Questa settimana, scorrendo le foto dei vincitori dei Grammy, mi sono imbattuto in una faccia che non conoscevo. Olivia Dean, cantautrice britannica, classe 1999. Ho fatto quello che faccio sempre: ho aperto Spotify, ho messo play sul primo album, e mi sono lasciato sorprendere.
“UFO” è il brano che mi ha catturato. Una di quelle canzoni che sembrano semplici e invece ti restano in testa per giorni. C’è un verso in particolare che mi ha fatto sorridere: “I’ll share your socks”. Condividere i calzini. Come dichiarazione d’amore, è stranamente perfetta. (Qualcuno a cui tengo molto apprezzerà il riferimento.)
Forse la conoscete già per “Man I Need”, il suo ultimo successo. Ma se volete sentire qualcosa di speciale, guardate una versione live di “UFO”. È lì che ho capito perché questa ragazza ha vinto un Grammy.
& Un’Altra Cosa
Le foto dei Grammy 2026
A proposito di Grammy: Il Post ha pubblicato una galleria fotografica dei vincitori e dei momenti più significativi della cerimonia. È lì che ho scoperto Olivia Dean, ed è lì che probabilmente scoprirete qualcun altro che non conoscevate.
Le premiazioni musicali sono strane: metà delle volte premiano cose che già conoscete, l’altra metà vi fanno sentire completamente fuori dal loop. Ma ogni tanto, in mezzo a tutto il rumore, emerge qualcosa che vale la pena ascoltare.
Prima di Salutarci…
E anche questa settimana è fatta. Ventisette edizioni, e ogni sabato mi stupisco ancora di quante cose interessanti esistano là fuori, nascoste tra le pieghe di internet, in attesa che qualcuno le trovi e le condivida.
Questa settimana siamo partiti da 23.000 anni fa e siamo arrivati ai Grammy del 2026, passando per enciclopedie che negoziano con le AI e mattoncini che cercano voti democratici. Se anche solo una di queste cose vi ha fatto alzare un sopracciglio o aprire un link, condividetemi cosa ne pensate.
Se vi è piaciuta, condividetela con qualcuno che potrebbe apprezzarla. Se non vi è piaciuta, scrivetemi come mai: magari non cambierà… ma hey, nessuno vi impedisce di scrivere ciò che volete.
Buon sabato, e alla prossima esplorazione.
PS: Questa newsletter ha come unico scopo quello di condividere curiosità e belle scoperte. Tutti i link e i contenuti sono selezionati a titolo personale e gratuito.
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