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Edizione #32

Questa settimana esploriamo il concetto più scontato del mondo (la casa) scoprendo che è tutto fuorché scontato. Poi: i chip per intelligenza artificiale che valgono più dell'oro e vengono rubati c...

Edizione #32

Cose Belle & Altre Storie - Edizione #32

Sabato 14 Marzo 2026 - Il buongiorno del weekend


Buongiorno, esploratori!

Un’altra settimana è volata via, e questa volta l’ha fatto con una certa eleganza: siamo a metà marzo, quella zona liminale dell’anno in cui il calendario dice ancora inverno ma le finestre cominciano a tradire tepori sospetti. Tra sei giorni arriva l’equinozio, e con lui la matematica astronomica che garantisce a tutti noi le stesse ore di luce, almeno per un giorno. Una piccola democrazia cosmica.

Nel frattempo, io sono rimasto in casa. Non per costrizione, questa volta, ma per scelta: certe settimane il mondo fuori fa rumore a sufficienza da render la scrivania il posto più interessante dove stare. E proprio mentre ero lì, fermo, ho iniziato a chiedermi se stavo davvero rimanendo a casa, o se stavo semplicemente occupando il posto dove tengo le mie cose.

Gaston Bachelard, filosofo francese che ha dedicato una parte importante della sua vita a capire cosa succede dentro di noi quando siamo dentro le cose, lo ha scritto nel 1957 in La poetica dello spazio:

La casa è il nostro angolo di mondo. È il nostro primo universo. È davvero un cosmo. Un cosmo in tutta l’accezione del termine.

Fermatevi un secondo su quella parola: cosmo. Non metafora consolatoria, non iperbole poetica. Bachelard lo intendeva quasi tecnicamente: un sistema ordinato, con le sue leggi interne, la sua gravità. Un posto dove le cose stanno dove stanno per una ragione.

Vale la pena tenerla in mente mentre si legge il resto.

Prendetevi un caffè (o quello che preferite), sistematevi nel vostro angolo preferito, e partiamo.


In Questo Numero

Questa settimana esploriamo il concetto più scontato del mondo (la casa) scoprendo che è tutto fuorché scontato. Poi: i chip per intelligenza artificiale che valgono più dell’oro e vengono rubati come tale, il cervello che fa le pulizie di primavera a livello molecolare, la storia di un’azienda che ha detto no al Pentagono (e le conseguenze), una gomma che mangia CO2, perché la fotografia analogica si ostina a non morire, e la Formula 1 che è partita settimana scorsa con delle sorprese (questo weekend si corre a Shanghai). In chiusura, una canzone che nel 2012 svelava già tutto.

Copertina Edizione #32

La Riflessione della Settimana

L’astronauta nel soggiorno

Nel 2012, un cantautore siciliano di nome Lorenzo Urciullo (in arte Colapesce) pubblicava la sua prima traccia su un album di debutto intitolato Un meraviglioso declino. La canzone si chiamava Restiamo in casa, e raffigurava una mattina domestica con occhi leggermente alieni: un astronauta che cammina per l’appartamento, la caffettiera che fischia, la marmellata come “l’arma migliore di guerra”. Qualcuno che galleggia in uno spazio familiare e insieme un po’ sconosciuto, come in assenza di gravità.

Otto anni dopo, quella frase è diventata una direttiva governativa in decine di paesi. Ma la cosa interessante non è la profezia involontaria.

La cosa interessante è che nel 2020, quando siamo stati costretti a restare in casa, molte persone hanno scoperto di non sapere come farlo. Non nel senso fisico: le mura c’erano, il divano c’era. Nel senso che la casa, per molti di noi, era diventata un fondale. Il posto da cui si parte e a cui si torna, non il posto in cui si sta. Un hotel frequentato da anni senza mai abitarlo davvero.

Bachelard lo aveva anticipato nel 1957. La sua idea di casa come cosmo — sistema con leggi interne, gravità propria, un ordine che riflette chi siamo — presuppone qualcosa che si costruisce nel tempo e attraverso l’attenzione. Non è data dalla metratura né dall’indirizzo. È fatta di cose molto più piccole: la direzione in cui si gira istintivamente appena svegli, il rumore della caldaia che riconosciamo senza sentirlo davvero, il posto esatto sul divano che è diventato “il nostro posto” senza che nessuno l’abbia stabilito.

È quello che Bachelard chiamava topofilia — l’attaccamento ai luoghi — e che funziona a un livello prelogico, quasi corporeo. Non pensiamo alla nostra casa: la abitiamo con il corpo prima ancora che con la mente. Ed è precisamente per questo che il 2020 ha sorpreso così tanti: perché ci ha chiesto di abitare un luogo che avevamo smesso di sentire.

Il paradosso è che la casa si stava già trasformando prima che ce ne accorgessimo. I corridoi d’ingresso stanno scomparendo dalle piantine dei nuovi appartamenti. Le cucine si aprono sui salotti. Gli studi si ricavano negli angoli. Non è solo una risposta al costo del metro quadro: è una riorganizzazione dello spazio attorno a un modo di vivere in cui i confini tra funzioni diverse si sono dissolti. Lavoro, cucina, riposo, videochiamata — tutto nello stesso campo visivo, spesso nello stesso pomeriggio.

Stiamo, senza averlo pianificato, reinventando la stanza comune. Non quella medievale, dove bottega e letto coesistevano per necessità, ma qualcosa di simile nello spirito: uno spazio che non separa le parti della vita ma le lascia stare insieme, mescolate, in attrito produttivo.

L’astronauta di Colapesce galleggiava già in quello spazio nel 2012. Non perché fosse disorientato, ma forse perché aveva capito qualcosa che ci ha messo dieci anni ad arrivare anche a noi: che stare a casa non è il contrario di stare da qualche parte. È, nella migliore delle versioni, il luogo da cui si misura tutto il resto.

La domanda che mi rimane è un’altra rispetto a quella storica: non da quanto tempo restiamo in casa, ma se sappiamo ancora farlo.

Link di approfondimento


Scoperte & Curiosità

l cervello fa le pulizie di primavera (e lo fa meglio di noi)

Un team di ricercatori ha identificato, nei giorni scorsi, quello che potremmo chiamare il sistema di raccolta differenziata molecolare del cervello: una proteina capace di riconoscere e indirizzare verso lo smaltimento la proteina tau danneggiata, una delle principali responsabili del deterioramento neuronale nelle malattie come l’Alzheimer. Il meccanismo funziona come un sistema di etichettatura: la proteina “spazzino” marca le molecole difettose, le segnala al sistema di riciclo cellulare, che poi provvede all’eliminazione.

Nello studio emerge anche il coinvolgimento dei mitocondri (le centrali energetiche delle cellule) nel corretto funzionamento di questo processo. È ricerca di base, il che significa che siamo ancora lontani da applicazioni terapeutiche dirette, ma è uno di quei tasselli che nel lungo periodo cambiano la comprensione di un problema. Il cervello, scopriamo, non aspetta passivamente il deterioramento: ha sviluppato, nel corso di milioni di anni di evoluzione, un sistema di manutenzione domestica molecolare di notevole raffinatezza. Più Marie Kondo che entropia pura, almeno per un po’.

Fonte: pazienti.it, 9 marzo 2026


L’oro del 2026 si trasporta su camion e non luccica

Le autorità federali statunitensi hanno lanciato un allarme nelle ultime settimane su una nuova forma di crimine organizzato: il furto sistematico di carichi di chip per intelligenza artificiale. Un singolo camion carico di GPU di ultima generazione può valere oltre dieci milioni di dollari: più di un carico equivalente di metalli preziosi, più facile da rivendere, più difficile da tracciare una volta smontato.

La domanda globale di potenza di calcolo ha trasformato i semiconduttori in una valuta pregiata quanto l’oro fisico, con lo svantaggio aggiuntivo che l’oro non diventa obsoleto se non lo aggiorni ogni diciotto mesi. I costi per la sicurezza della catena di approvvigionamento sono raddoppiati nel giro di pochi mesi, e ogni furto non rappresenta solo una perdita finanziaria per le compagnie assicurative, ma un ritardo concreto per le aziende che aspettano quell’hardware per restare competitive. Una nuova forma di geopolitica si sta giocando nei piazzali dei magazzini logistici. Come ogni corsa all’oro che si rispetti, anche questa ha i suoi fuorilegge.

Fonte: The Washington Post, 9 marzo 2026


Anthropic contro il Pentagono: quando un’azienda dice no

Una storia che vale la pena seguire, anche se — e questo è importante dichiararlo — i contorni cambiano quasi ogni giorno e alcune delle informazioni circolanti potrebbero non reggere al passare delle ore. Con questa cautela: quello che sembra certo è che Anthropic, l’azienda che sviluppa Claude, ha preso posizione pubblica contro l’utilizzo senza limitazioni delle proprie tecnologie per operazioni militari, chiedendo cautele specifiche sulla sorveglianza di massa. Il Pentagono avrebbe risposto con misure che, secondo alcune fonti, avrebbero portato a un blocco o riduzione dei contratti federali con l’azienda. Anthropic avrebbe avviato o starebbe valutando azioni legali.

Parallelamente, OpenAI avrebbe raggiunto un accordo con il Dipartimento della Difesa con vincoli più generici. Le conseguenze interne a quella decisione — inclusi eventuali movimenti di dirigenti — sono ancora poco verificabili al momento di scrivere.

Quello che invece è abbastanza chiaro, indipendentemente dagli sviluppi specifici, è la domanda strutturale che questa storia porta in superficie: chi stabilisce i limiti tra tecnologia privata e utilizzo militare? E quale leva hanno, concretamente, le aziende private quando le decisioni di Washington vanno in una direzione che non condividono? Non ci sono eroi o villain semplici qui dentro. C’è però una tensione reale, e il settore tech non la può rinviare a oltranza. O forse ci stava già provando, e il tempo è scaduto.

Fonte: Il Post, 8-10 marzo 2026


La gomma che mangia CO2 e diventa plastica

Ricercatori dell’Università di Gifu, in Giappone, hanno pubblicato su Nature Communications i risultati di un esperimento che ha dell’incredibile: hanno sviluppato un elastomero (per capirci, una gomma) capace di assorbire anidride carbonica dall’ambiente e, nel processo, trasformarsi in plastica. Il materiale parte con la flessibilità tipica della gomma, poi, una volta che ha catturato CO2 a sufficienza, cambia struttura molecolare.

Le implicazioni pratiche sono interessanti: tonnellate di prodotti in gomma che normalmente finiscono in discarica potrebbero essere riconvertiti in un secondo materiale utile semplicemente esponendoli all’aria. Non è la soluzione al cambiamento climatico (la quantità di CO2 immagazzinata per singolo prodotto è modesta) ma è uno di quei principi chimici eleganti che, scalati correttamente, possono diventare qualcosa di più. La natura, anche quella sintetica, continua a sorprenderci con soluzioni che ai materiali tradizionali non erano mai venute in mente.

Fonte: leganerd.com, 6 marzo 2026


La pellicola non muore (e continua a fare i capricci)

Un dettaglio emerso dai dati di navigazione italiani recenti: l’interesse per la fotografia analogica non smette di crescere, nonostante le previsioni funebri che si ripetono da trent’anni. Prima il digitale doveva ucciderla. Poi lo smartphone. Ora l’intelligenza artificiale generativa. La pellicola sopravvive a tutto, con la testardaggine di una vecchia Leica che rifiuta di andare in pensione.

C’è qualcosa di interessante in questo fenomeno, al di là della nostalgia: la fotografia analogica rimette al centro il processo invece del risultato. Ogni scatto ha un costo quindi ci si pensa due volte prima di premere il pulsante. L’attesa dello sviluppo introduce un ritardo tra l’azione e la conseguenza che il digitale ha azzerato. In un’epoca in cui tutto è immediato e reversibile, la pellicola offre qualcosa di raro: irreversibilità. Il contrappasso perfetto all’epoca del CTRL+Z permanente.

Fonte: Perché la fotografia analogica non è morta nell’era dell’AI


Intrattenimento (Mica) Banale

La Formula 1 ha ricominciato. E nessuno si aspettava questo

La Formula 1 ha ricominciato, e ha già sollevato una domanda che vale la pena fare: cos’è un sorpasso?

In Australia, l’8 marzo, la prima gara della nuova era regolamentare ha prodotto 126 cambio-posizione — un numero record, annunciato come prova di spettacolo aumentato. Il problema è che buona parte di quei movimenti non erano battaglie in frenata: erano conseguenze della gestione dell’energia delle nuove power unit ibride, che costringe i piloti a rallentare in certi punti e cedere posizioni per recuperare potenza altrove. La matematica del sorpasso, insomma, ma non il duello. La FIA sta già valutando aggiustamenti, il che suggerisce che anche loro abbiano percepito il problema.

Il risultato, nel frattempo, ha comunque sorpreso: Mercedes 1-2 con Russell vincitore e, soprattutto, Kimi Antonelli secondo. Antonelli (classe 2006), è stato scelto da Mercedes per raccogliere l’eredità di Hamilton (che ora corre in rosso, Ferrari terza con Leclerc), e ha gestito la pressione di quel pomeriggio con una compostezza che ricorda certi piloti di un’altra generazione. Non tutti raggiungono il podio così giovani. Non tutti reggono quel tipo di peso.

Verstappen, partito ventesimo dopo un incidente in qualifica, è arrivato sesto con una rimonta che non stupisce più nessuno — il che, a pensarci, è già una forma di dominio. Oscar Piastri, padrone di casa e favorito d’atmosfera, non ha nemmeno preso il via: incidente in giro di ricognizione, gara finita prima di cominciare. Questo weekend si corre a Shanghai.


La Colonna Sonora

Restiamo in casa - Colapesce Ascolta su Spotify

Restiamo in casa è una ballata cantautorale che raffigura una mattina domestica con occhi leggermente alieni: un astronauta che cammina per l’appartamento, la caffettiera che fischia, la marmellata come “arma migliore di guerra.” C’è qualcosa di trasognato e protettivo insieme, come se le quattro mura fossero un’orbita stabile attorno a un centro di gravità personale.

Ho scelto questa canzone per accompagnare la settimana di metà marzo perché funziona in entrambe le direzioni: è perfetta per chi in casa ci sta volentieri, prima che la primavera esploda e renda il divano improvvisamente colpevole. Ed è perfetta per chi in casa ci sta per scelta, perché a volte il posto migliore da cui guardare il mondo è da fermi, con la finestra aperta.


& Un’Altra Cosa

Il 20 marzo, alle 14:46 ora italiana, inizierà ufficialmente la primavera. Non è una convenzione: è il momento preciso in cui i raggi solari arrivano perpendicolari alla superficie terrestre sull’equatore, e le ore di luce e di buio si equivalgono su quasi tutto il pianeta.

Questo evento ha una storia di osservazione umana lunga almeno cinquemila anni. Le civiltà preistoriche costruivano monumenti allineati ad esso: Stonehenge, i templi di Angkor Wat, il Chichen Itza dei Maya. Prima che esistessero calendari scritti, l’astronomia era l’unico orologio affidabile del pianeta, e l’equinozio era il reset annuale: il momento in cui la Terra dichiarava che il conto dei giorni ricominciava.

Oggi abbiamo gli orologi atomici, i GPS, le previsioni meteo al minuto. Eppure qualcosa di atavico si attiva ancora intorno al 20 marzo — una variazione nell’umore, un’apertura percettiva, una voglia di togliersi il cappotto anche quando fa ancora fresco. Non è romanticismo: è che per decine di migliaia di anni il cervello umano ha imparato a leggere quella data come un segnale biologico di ripartenza. L’evoluzione non dimentica così in fretta.

Questa settimana, se riuscite, fate una cosa: il 20 marzo alle 14:46 fermatevi trenta secondi. Non importa dove siete o cosa state facendo. È solo un modo per ricordare che siamo ancora, in qualche misura, creature stagionali che orbitano intorno a una stella.

Fonte: EduINAF - Il cielo di marzo 2026


Prima di Salutarci…

E anche questa settimana è fatta!

La #32 è arrivata con la puntualità di un equinozio, che poi è esattamente il tempismo con cui, mi dicono, arrivano le migliori newsletter. Siamo in quel territorio della serie in cui l’entusiasmo iniziale si è sedimentato in qualcosa di più solido: l’abitudine, quella buona, che non pesa ma accompagna.

Se questa edizione vi ha lasciato qualcosa: una curiosità, una canzone in testa, una domanda sulla vostra casa vista con occhi leggermente diversi… condividetela con qualcuno a cui potrebbe interessare. Il passaparola è l’unico algoritmo di distribuzione che non ho mai imparato a ottimizzare, e probabilmente è per questo che funziona ancora.

Buon sabato, e alla prossima esplorazione.


PS: Questa newsletter ha come unico scopo quello di condividere curiosità e belle scoperte. Tutti i link e i contenuti sono selezionati a titolo personale e gratuito.

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