Edizione #29
Una bambina prodigio del 1828 che ha sovvertito le regole del concerto classico, e nessuno lo sa ancora. Un film su Emily Brontë con Charli XCX alla colonna sonora - abbinamento che non dovrebbe fu...
Cose Belle & Altre Storie - Edizione #29
Sabato 21 Febbraio 2026 - Il buongiorno del weekend
Buongiorno, esploratori!
Un’altra settimana è volata via… o meglio: è scivolata via sotto la pioggia, lentamente, come sanno fare certi febbraio che sembrano non voler finire mai.
Qualcuno mi ha chiesto come stavo. Ho risposto “bene”, poi ho guardato fuori dalla finestra tre secondi e ho corretto in “tecnicamente funzionale”. C’è una differenza clinicamente rilevante tra i due stati, e febbraio la conosce meglio di qualsiasi medico di base. La meteorologia cerebrale di questo periodo ha tutte le caratteristiche di quello che potremmo chiamare apatia barometrica stagionale da carenza di fotoni: non è depressione, è solo che il sistema operativo gira al minimo sindacale in attesa di un aggiornamento chiamato primavera. Come cantava Marina Rei in un lontano 1995, avrei bisogno di respirare aria di primavera - ma il calendario ha ancora qualche settimana di purgatorio grigio da offrire prima di concedercela.
“Dopo il silenzio, ciò che più si avvicina all’inesprimibile è la musica.” - Aldous Huxley
L’antidoto, come quasi sempre, l’ho trovato nelle cose belle. Questa settimana, in misura insolita, concentrate tutte intorno alla musica: una pianista dell’Ottocento che ha cambiato per sempre il modo in cui ascoltiamo i concerti dal vivo, una canzone trovata per caso che è rimasta in loop per tre giorni, e un film attesissimo con una colonna sonora che non ti aspetti.
Prendetevi un caffè (o quello che preferite), sistemate il cuscino, e via.
In Questo Numero
Una bambina prodigio del 1828 che ha sovvertito le regole del concerto classico, e nessuno lo sa ancora. Un film su Emily Brontë con Charli XCX alla colonna sonora - abbinamento che non dovrebbe funzionare e invece funziona. Villaggi indonesiani dove la sabbia non è una spiaggia ma un materasso, un divano e una filosofia di vita. Il linguaggio di formattazione che usate ogni giorno senza saperlo. Un TED talk su come ascoltare meglio qualcuno. E un gioco che dimostra, in modo piuttosto umiliante, quanto siate bravi a ricordare i colori (risposta: non quanto pensiate).
La Riflessione della Settimana
Prima di lei, sul leggio c’era sempre uno spartito. Lei lo ha rimosso.
C’è un momento preciso (anno 1828, Lipsia, Teatro Gewandhaus) in cui una bambina di nove anni sale su un palco e, senza saperlo, comincia a cambiare il modo in cui la musica classica viene eseguita e ascoltata. La bambina si chiama Clara Wieck. Non ha spartiti davanti a sé.
Il dettaglio che mi ha fermato, questa settimana, non è che fosse un prodigio, costruito metodicamente dal padre Friedrich con una disciplina educativa che oggi definiremmo con termini tecnici abbastanza severi. Il dettaglio è un altro: Clara fu tra i primissimi interpreti nella storia del pianoforte a esibirsi interamente a memoria, senza partitura sul leggio. Oggi ci sembra ovvio. Nel 1830 era quasi sovversivo.
Prima di lei i musicisti leggevano dalla partitura sul palco. Lo spartito stava fisicamente lì, tra l’esecutore e il pubblico: una mediazione, una rete di sicurezza, un intermediario cartaceo tra la musica e chi la ascoltava. Clara decise che la musica doveva abitare dentro di sé, non su carta. Che il corpo e la mente del musicista fossero il vero strumento.
Poi la vita le presentò il conto con gli interessi, come spesso accade.
Clara Wieck divenne Clara Schumann nel 1840, al termine di una battaglia legale condotta contro il padre, che si oppose al matrimonio con Robert con ogni mezzo disponibile. Tenne concerti in gravidanza, più volte. Sostenne economicamente la famiglia con le tournée mentre il marito Robert, compositore di genio, si spegneva lentamente nella malattia. Dopo la sua morte nel 1856, dedicò decenni a promuovere le sue composizioni - spesso a scapito delle proprie. Insegnò pianoforte a Francoforte per quasi quarant’anni. Morì nel 1896, a settantasei anni.
Compose anche lei: un concerto per pianoforte scritto a sedici anni che molti direttori di orchestra ancora eseguono. Ma annotò nel suo diario, nel 1839, qualcosa che brucia ancora a distanza di quasi duecento anni: credeva di avere un talento creativo, poi aveva abbandonato l’idea. Una donna non dovrebbe desiderare di comporre - non ce n’è mai stata una capace di farlo.
È una frase che porta il peso di un’intera cultura interiorizzata. E fa riflettere su quante Clara Schumann non abbiano potuto nemmeno arrivare al palco.
C’è però un’ironia di ritorno, che trovo consolante: mentre lei promuoveva le composizioni di Robert, le sue continuavano a essere eseguite. Il concerto per pianoforte scritto a sedici anni è ancora vivo. La musica che aveva portato dentro di sé - quella che non richiedeva spartiti esterni, quella che esisteva solo nella memoria del corpo - è sopravvissuta a tutto.
Come ho raccontato in più di un’occasione in queste pagine - dall’evoluzione dal T9 ai modelli linguistici nell’edizione #5 fino all’AI che genera video nell’edizione #9 - stiamo attraversando un momento in cui qualsiasi attività cognitiva umana viene replicata algoritmicamente. Ora la musica: ci sono sistemi che compongono, arrangiano, producono. Clara ha fatto esattamente l’opposto: ha portato la musica dentro, l’ha tolta dalla carta. Ha reso la mediazione inutile.
La domanda che mi rimane, mentre fuori piove ancora: ascoltiamo davvero la musica, o la lasciamo scorrere come colonna sonora di qualcos’altro?
Approfondire: Wikipedia - Clara Schumann
Scoperte & Curiosità
Quello che non sapevo e ora sì
I villaggi indonesiani dove si dorme sulla sabbia
Nell’isola di Madura, Indonesia, esistono comunità costiere dove la sabbia non è una spiaggia: è un materasso, un divano, un luogo per partorire. Gli abitanti portano i sedimenti marini dentro casa, li setacciano con cura, li rinnovano periodicamente. Non è mancanza di alternative: è una scelta culturale radicata in secoli di convivenza con il mare, con una funzione pratica (il fresco dei granelli nei mesi caldi) e una simbolica, identitaria, quasi spirituale per i pescatori locali. La modernizzazione e l’inquinamento plastico stanno mettendo sotto pressione questa tradizione. A volte le cose più fragili sembrano le più solide, finché non smettono di esserlo.
| Reportage fotografico: AP Photo Essay - Madura, Indonesia | In italiano: Il Post |
Il video che vale la pena
Stiamo dimenticando come si ascolta
Celeste Headlee è una giornalista radiofonica americana che ha condotto migliaia di interviste, e il suo TED talk sulla crisi della conversazione moderna è uno di quei contenuti che si pensa di conoscere già prima di guardarlo - poi ti frega comunque. La tesi è semplice: la tecnologia e la polarizzazione ci hanno tolto la capacità di ascoltare davvero, non per sentire la risposta giusta da dare, ma per capire qualcosa di nuovo. Le dieci regole che propone sono concrete e scomode nella misura giusta. In un’edizione dedicata alla musica, mi sembra appropriato ricordare che ascoltare - qualunque cosa, non solo note - è un atto che si può perdere per disuso, con la stessa naturalezza con cui si perde la forma fisica se ci si ferma.
Guardare: Celeste Headlee - 10 Ways to Have a Better Conversation
La lettura intelligente
Markdown: il linguaggio invisibile che governa tutto il web
Nel 2004, un blogger e sviluppatore di nome John Gruber creò Markdown - un sistema di formattazione testuale così semplice da poter essere scritto su qualsiasi tastiera, così pervasivo da essere diventato lo standard invisibile di quasi tutto il web. Lo usate nelle note di Obsidian, nei messaggi su Slack, nelle repository GitHub, nelle istruzioni per i modelli di intelligenza artificiale, in questa newsletter. Aaron Swartz, figura chiave dell’internet aperto morto tragicamente nel 2013, contribuì in modo cruciale al suo sviluppo. L’articolo di Anil Dash racconta come questo trionfo sia avvenuto proprio perché fu rilasciato gratuitamente, senza logiche di profitto, controcorrente rispetto a quasi tutto ciò che la Silicon Valley produceva in quegli anni. Una lezione di generosità intellettuale che regge ancora.
Leggere: How Markdown Took Over the World - Anil Dash
Il cinema della settimana
Cime Tempestose (2026) - ovvero Charli XCX incontra Emily Brontë
Emerald Fennell - già regista di Saltburn - ha portato sul grande schermo Cime Tempestose con Margot Robbie e Jacob Elordi nei ruoli di Catherine e Heathcliff. Le prime critiche segnalano un film visivamente potente e narrativamente divisivo, con un’estetica stilizzata che non lascia indifferenti. Il dettaglio che ha catturato la mia attenzione: la colonna sonora è curata da Charli XCX. È l’abbinamento che sulla carta non ha senso - romanticismo ottocentesco nello Yorkshire mescolato ad hyperpop - e che invece, funziona in modo destabilizzante. Da vedere, almeno una volta.
Info: Wikipedia - Cime Tempestose (film 2026)
Intrattenimento (Mica) Banale
Quaranta tonnellate che si muovono come se la gravità fosse un suggerimento
Il fotografo subacqueo Alvaro Herrero López si trovava nelle acque cristalline della Polinesia francese quando un branco di megattere ha deciso di fargli visita - incluso un cucciolo. Quello che segue è uno di quei video che non richiedono contesto, commenti, né l’aggiunta di testo di presentazione particolarmente brillante. Le megattere pesano tra le venticinque e le quaranta tonnellate e si muovono con una grazia che dovrebbe essere fisicamente impossibile, con buona pace delle leggi elementari della meccanica dei fluidi. Guardarlo con il volume alto, in un sabato di febbraio con apatia barometrica residua, è la prescrizione giusta.
Guardare: Megattere in Polinesia francese
Parigi dal 300 a.C. al 2025, in tre dimensioni
Lutetia Parisiorum - così la chiamavano i Romani quando era poco più di un insediamento gallico su un’isola nella Senna. Christian Ivan ha realizzato su Blender un’animazione 3D dell’evoluzione urbana di Parigi, basata sul lavoro storico di Michel Huard. Dal 300 a.C. a oggi: la città si espande, si trasforma, si distrugge e si ricostruisce. L’autore avverte che è una semplificazione, ma è ipnotica in modo abbastanza onesto. Ogni pietra che si vede oggi ha una storia. Alcune di quelle storie hanno 2300 anni.
Guardare: Parigi dal 300 a.C. al 2025
La Colonna Sonora
Think of Me
L’ho trovata come si trovano le canzoni migliori: senza cercarle. Fine settimana, pioggia sul vetro, Shazam aperto per abitudine più che per intenzione. Qualche secondo di ascolto, qualche istante di elaborazione, e poi questo risultato.
Think of Me è malinconica nel senso preciso del termine - quella malinconia che non pesa ma galleggia, che non chiude ma apre. Ha la qualità rara delle canzoni che sembrano scritte per un momento specifico che non sapevi ancora di stare vivendo. Le immagini del testo oscillano tra la richiesta di un’ultima notte e la resa quieta a qualcosa di inevitabile - il tipo di tensione emotiva che in febbraio trova una risonanza senza neanche provarci troppo.
C’è una versione live registrata a Parigi che aggiunge qualcosa di ulteriore: ascoltarla dopo l’animazione 3D della città di cui sopra crea un effetto collaterale non previsto ma abbastanza bello.
Per i sabati con apatia barometrica in eccesso: questa è la prescrizione sonora della settimana.
& Un’Altra Cosa
Color Game - scoprire quanto siete davvero bravi a ricordare i colori
Questa arriva da un lettore, e quando arrivano segnalazioni così vale fermarsi: grazie. Tenetelo come modello di come si segnala una cosa interessante.
Dialed è un gioco che sembra semplicissimo: ti mostrano cinque tonalità di colore per qualche secondo, poi devi ricrearle a memoria con un cursore. L’idea è dei progettisti di Lightspark, e nasce da una domanda apparentemente banale: siamo davvero capaci di ricordare i colori con precisione?
La risposta breve è no. La risposta che emerge dopo dieci minuti di gioco è “no, e in modo piuttosto umiliante”. C’è una sfida quotidiana identica per tutti gli utenti nel mondo, una modalità multiplayer, e quel particolare tipo di ossessione da “questa volta andrà meglio” che il cervello sviluppa ogni volta che si sente battuto da qualcosa di apparentemente elementare.
C’è qualcosa di rilevante qui, oltre al divertimento: la nostra memoria visiva per le sfumature è molto meno precisa di quanto pensiamo. Crediamo di ricordare i colori. In realtà ricordiamo categorie di colori - blu, verde, arancione - non le specifiche frequenze della luce che li compongono. Siamo filtri approssimativi in un mondo di sfumature.
Stupido? Forse un po’. Ipnotico? Assolutamente. Rivelatore? Più di quanto sembri.
Giocare: dialed.gg
Prima di Salutarci…
E anche questa settimana è fatta. La ventinove, per chi conta - e sì, si conta, perché il prossimo numero tondo è vicino e questi traguardi meritano almeno di essere notati.
Febbraio sta finendo, lentamente e con tutta la resistenza che febbraio sa mettere in campo, ma sta finendo. Nel frattempo spero che qualcosa tra queste pagine abbia interrotto per qualche minuto la sequenza apatia-pioggia-apatia. Clara Schumann avrebbe apprezzato, ritengo: lei che ha trasformato la resistenza in arte per settant’anni, portando la musica dentro di sé invece di appoggiarla su un leggio.
Se questa edizione vi ha fatto pensare a qualcuno che potrebbe trovarci qualcosa di interessante, inoltrarla è il gesto più bello che possiate fare. Buon sabato, e alla prossima esplorazione.
PS: Questa newsletter ha come unico scopo quello di condividere curiosità e belle scoperte. Tutti i link e i contenuti sono selezionati a titolo personale e gratuito.
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