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Edizione #30

Questa settimana entriamo nelle nostre testoline in senso letterale, neurologico e leggermente inquietante del termine. Parleremo del loop mentale che tutti conoscono e nessuno vuole, di una rivist...

Edizione #30

Cose Belle & Altre Storie - Edizione #30

Sabato 28 Febbraio 2026 - Il buongiorno del weekend


Buongiorno, esploratori!

Voilà! Prendendo in prestito il grido di battaglia sanremese di Elettra Lamborghini con la stessa nonchalance con cui si ruba l’ultimo pezzo di torta in frigorifero. Sono arrivate le temperature miti, e con esse la matematicamente improbabile speranza di poter spegnere i termosifoni. Una speranza presentata in concorso alle migliori illusioni stagionali, con il supporto di almeno tre app meteo in disaccordo tra loro e un indice di probabilità che i meteorologi descriverebbero come “ottimistico per definizione”.

Un’altra settimana è volata via, e che settimana: la finale di Sanremo ci terrà incollati allo schermo con la consueta mescolanza di emozione genuina, giudizi severi formulati dal divano e quella strana malinconia che arriva puntuale quando si spengono le ultime luci del palco. Di una canzone in particolare vi parlerò tra poco, nella Colonna Sonora, perché si intreccia perfettamente con la riflessione di questa settimana.

Ma la notizia che aspettavo con più impazienza è questa: tra sette giorni il circus della Formula 1 atterra a Melbourne per il Gran Premio d’Australia, e con esso tornano strategie di pit stop, gomme di tre colori diversi e la gestione certosina del ritardo della diretta TV. A proposito: se ricordate dall’edizione #15, avevo parlato di UndercutF1, il tool per sincronizzare i dati live con il proprio schermo. Preparatelo.

Trenta edizioni. Non è un traguardo che celebrerò eccessivamente, per non disturbare le leggi dei grandi numeri, ma è abbastanza rotondo da meritare almeno una tazza di qualcosa di buono.

Prendetevi un caffè (o quello che preferite), e iniziamo.


In Questo Numero

Questa settimana entriamo nelle nostre testoline in senso letterale, neurologico e leggermente inquietante del termine. Parleremo del loop mentale che tutti conoscono e nessuno vuole, di una rivista scientifica gratuita dell’INFN che esiste da vent’anni e che quasi nessuno sa come si chiama, di un sito che smonta sistematicamente i trucchi psicologici nascosti nei videogiochi, di una piattaforma che vende giochi per fare del bene, e di come scegliere cosa mettere (e, soprattutto, non mettere) nel carrello della spesa senza farsi travolgere dall’ansia da etichetta. Più una canzone di Sanremo che, promesso, c’entra con tutto.

Copertina Edizione #30

La Riflessione della Settimana

Il cervello che si mangia la coda (e lo chiama riflessione)

Hai potere sulla tua mente, non sugli eventi esterni. Realizza questo e troverai la forza. Marco Aurelio, Meditazioni, circa 175 d.C.

Marco Aurelio era imperatore di Roma, comandava gli eserciti più potenti del mondo conosciuto, aveva accesso illimitato a risorse, palazzi e filosofi di corte a chiamata. Eppure ha trascorso anni a scrivere a sé stesso, nelle sue Meditazioni, sostanzialmente questo: smettila di rimuginare.

Milleottocento anni dopo, ho letto un articolo di Internazionale sul rimuginio mentale. Poi ci ho rimuginato sopra per due giorni, il che mi sembra il modo più appropriato possibile di approcciarsi all’argomento.

Come smettere di rimuginare - Internazionale

Un’etimologia rivelatrice

Prima di tutto: da dove viene la parola. Il latino “ruminare” descrive quello che fanno le mucche con il cibo già ingerito: lo riportano su, lo rimasticano, lo reingeriscono. I Romani lo usarono come metafora per il pensiero ripetitivo già nel primo secolo. Nel senso che, in sostanza, avevano un nome preciso per quello che faccio alle tre di notte, quando sto ripercorrendo mentalmente una conversazione avvenuta nel lontanissimo 2008, nel tentativo di capire se avessi potuto rispondere meglio e immaginando come sarebbe andata altrimenti. Duemila anni di storia e siamo ancora qui.

Cosa dice la scienza (e perché è la tua amigdala, non la tua mancanza di carattere)

I neuroscienziati lo chiamano Default Mode Network (DMN): una rete di aree cerebrali che si attiva quando non siete impegnati in nessun compito specifico. Teoricamente è il sistema di background processing del cervello che elabora emozioni, pianifica, risolve problemi in differita. In pratica, per molte persone, diventa un algoritmo ricorsivo che esegue all’infinito sullo stesso input senza mai produrre un output risolutivo.

La differenza tra riflessione costruttiva e ruminazione ossessiva non è intuitiva quanto sembra. La riflessione ha un output: porta a una conclusione, un’azione, una prospettiva nuova. La ruminazione no: è un ciclo che si autoalimenta, che la ricerca associa stabilmente ad ansia e depressione, e che ha componenti genetiche e neurologiche ben documentate. Il che significa che se vi ritrovate a iterare mentalmente sullo stesso errore di tre anni fa, non è necessariamente questione di forza di volontà insufficiente: potrebbe essere questione di amigdala iperattiva (passatemi il termine, per semplificare) con una predilezione per i feedback loop ad amplificazione positiva.

La storia si ripete (anche qui)

Gli Stoici (vedi Epitteto, Seneca, Marco Aurelio) avevano costruito un intero sistema filosofico attorno all’idea che soffrire per eventi passati o futuri fosse, nel migliore dei casi, improduttivo. Epitteto, che aveva iniziato la vita come schiavo e che aveva quindi un punto di vista decisamente non teorico sulla questione del controllo, sintetizzava così: puoi scegliere cosa fare delle cose che ti accadono, non cosa ti accade.

Aaron Beck, negli anni Sessanta, ha trasformato questa intuizione stoica in protocollo clinico: identifica il pensiero automatico negativo, mettilo alla prova razionalmente, sostituiscilo con una valutazione più accurata. Nasceva così la terapia cognitivo-comportamentale, che è essenzialmente un manuale d’uso per smettere di fare quello che Marco Aurelio cercava di smettere di fare nel 175 d.C. Ci sono voluti circa 1.800 anni per renderlo un protocollo sistematico. Progresso.

Ma ancora, nel 1994 il Re Leone ci insegna che:

Dal passato puoi scappare oppure imparare qualcosa. Rafiki

Cosa funziona, concretamente

L’articolo propone strategie che la ricerca supporta:

  • meditazione e mindfulness: non eliminano il problema ma abbassano il volume del DMN;
  • attività fisica: interrompe letteralmente il ciclo neurochimico del rimuginio;
  • diari: esternalizzano il pensiero rendendolo osservabile invece di circolare in loop interno;
  • autocompassione: per trattare sé stessi con la stessa gentilezza che usereste con un amico che ha fatto un errore.

Una cosa che trovo particolarmente onesta nell’articolo: non esiste un interruttore. Il rimuginio è strutturale. L’obiettivo non è eliminarlo ma riconoscere quando il loop è partito e avere abbastanza strumenti per interromperlo prima che completi il trentesimo ciclo sullo stesso tema.

Marco Aurelio scriveva le Meditazioni per sé stesso, non era un libro pensato per la pubblicazione, era un journal privato. Era, in sostanza, un diario di anti-rimuginio tenuto dall’uomo più potente del suo tempo. Il che suggerisce che nemmeno comandare mezzo mondo conosciuto protegga dal doomscrolling mentale. Consola, in un certo senso.

Per chi vuole esplorare: nell’edizione #0 di questa newsletter avevo parlato di procrastinazione strutturata come strategia per gestire l’inerzia mentale. Il rimuginio è il problema opposto: non la difficoltà di iniziare, ma l’impossibilità di smettere. Due facce dello stesso sistema operativo che ogni tanto decide di fare le cose a modo suo.


Scoperte & Curiosità

Quello che non sapevo e ora sì

I trucchi che i videogiochi ti fanno senza dirtelo

DarkPattern.games è un sito che cataloga sistematicamente le strategie manipolatorie nei videogiochi. Dark patterns: meccanismi di design progettati non per migliorare l’esperienza del giocatore, ma per massimizzare tempo di gioco, spesa e coinvolgimento a qualsiasi costo psicologico.

Le categorie sono rivelatrici: ci sono pattern che agiscono sul tempo (sessioni artificialmente prolungate, penalità per uscire), sulle relazioni sociali (pressione del gruppo, classifiche che sfruttano il confronto), e sulle risorse economiche (valute virtuali che oscurano il costo reale, offerte a tempo limitato che producono panico da scarsità artificiale). Il sito valuta giochi specifici assegnando punteggi in base a quante di queste tecniche usano.

C’è qualcosa di non casuale nel leggere questa lista nello stesso numero in cui ho parlato di ruminazione: i dark patterns sfruttano esattamente gli stessi circuiti cognitivi che alimentano il rimuginio: il loop di anticipazione e ricompensa, la paura della perdita, la difficoltà strutturale di interrompere un ciclo. La differenza è che nel rimuginio siete voi stessi a progettare il loop. Qui lo ha fatto qualcun altro, intenzionalmente, per voi.

Il video che vale la pena (stavolta è un archivio)

Quasi vent’anni di fisica delle particelle, gratis

Asimmetrie - Archivio INFN è la rivista di divulgazione scientifica dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. L’archivio digitale raccoglie quasi vent’anni di numeri, scaricabili gratuitamente, su tutto: origini dell’universo, materia oscura, fisica delle particelle, applicazioni tecnologiche della ricerca di frontiera. C’è un numero interamente dedicato al tempo, uno alla materia oscura, uno all’intelligenza artificiale vista dai fisici delle particelle che apre a una prospettiva, vi assicuro, piuttosto diversa da quella che si legge di solito nei contesti tech.

Non è divulgazione semplificata fino a perdere senso. È divulgazione seria, prodotta dall’INFN, con il rigore che ci si aspetta da chi fa ricerca sul serio. Ci sono anche fumetti scientifici e infografiche (una goduria). Abbonamento: gratuito, con possibilità di ricevere la versione cartacea.

La lettura intelligente

Pay what you want, e una parte va in beneficenza

Humble Bundle esiste dal 2010 con un meccanismo rimasto sostanzialmente invariato: bundle di videogiochi, libri, software o risorse creative a prezzo variabile, dove l’utente decide quanto pagare e può scegliere la percentuale da destinare a organizzazioni non profit. Hanno raccolto, nel corso degli anni, centinaia di milioni di dollari per cause umanitarie.

Lo segnalo per due motivi. Il primo è ovvio: è un buon posto dove trovare contenuti di qualità spendendo poco e facendo del bene nel processo. Il secondo è meno ovvio: è uno dei rari esperimenti di economia applicata su scala che funziona da quindici anni dimostrando che le persone sono disposte a pagare per contenuti digitali se il meccanismo è percepito come equo. In un panorama digitale dove i modelli di monetizzazione tendono verso il dark pattern (vedi sopra), questo rimane una anomalia interessante. L’offerta attuale include la serie Resident Evil e collezioni di giochi di ruolo come Shadowrun, ma la selezione cambia continuamente.


Intrattenimento (Mica) Banale

L’algoritmo che giudica il vostro carrello della spesa

Yuka è l’app che scansiona i codici a barre al supermercato e vi dice, con una valutazione diretta fino al limite del brutale, se quello che state per acquistare è ragionevolmente commestibile o se state essenzialmente portando a casa un prodotto industriale con vaghi riferimenti al cibo in etichetta. Il blog è la parte editoriale: ricette, classifiche per categoria, approfondimenti nutrizionali, consigli su colazione salata e sulle meraviglie delle creme spalmabili senza olio di palma.

La caratteristica che apprezzo: non vende nulla di proprietà e non ha interessi commerciali dichiarati nei prodotti che valuta. Ha sviluppato una reputazione sufficiente da spingere alcuni brand a riformulare i propri prodotti pur di ottenere una valutazione migliore nell’app… che è esattamente l’effetto che uno strumento del genere dovrebbe avere.

Detto questo: l’interfaccia vi giudicherà con un entusiasmo che certe volte al supermercato, a stomaco vuoto e con l’umore del lunedì anticipato al sabato, potrebbe risultare eccessivo. La merendina industriale preferita dal bambino di sette anni che dimora ancora dentro di voi non la passerà liscia, sappiatelo.


La Colonna Sonora

Bambole Di Pezza - Resta Con Me

Sanremo 2026, stasera la finale. Tra i brani che mi hanno colpito di più c’è questo: Resta Con Me delle Bambole Di Pezza, una canzone che ha l’architettura emotiva di quelle canzoni che sembrano scritte per un momento specifico della vita e che, quando ci arrivate, la riconoscete.

Testi sulla permanenza in tempi di cambiamento, sulla difficoltà di chiedere a qualcuno di rimanere, sul crescere senza perdere il filo. C’è qualcosa in “in questi tempi di odio, tu resta con me” che funziona come antitesi perfetta al rimuginio di cui abbiamo parlato sopra: invece di ripercorrere il passato in loop, un imperativo al presente. Invece di iterare sull’errore, scegliere a chi rivolgersi adesso.

L’ho messa in loop (ironico, vero?) martedì sera senza troppi motivi evidenti. A volte basta.


& Un’Altra Cosa

Questa settimana vi lascio con un consiglio che non è un link nuovo ma una modalità di uso di qualcosa che ho già citato.

Tornate su Asimmetrie e cercate il numero dedicato al tempo. Non il tempo atmosferico, ma il tempo fisico. Avete presente quello che scorre diversamente a velocità diverse, che si dilata vicino alle masse gravitazionali, che secondo alcune interpretazioni della meccanica quantistica potrebbe non scorrere affatto nel senso in cui lo percepiamo.

L’esercizio che propongo: leggete una decina di pagine di quel numero dopo aver trascorso un’ora a rimuginare su qualcosa che non riuscite a risolvere. Non è una soluzione. Ma mettere il proprio loop mentale in prospettiva con l’esistenza di frame di riferimento in cui il passato, il presente e il futuro coesistono come coordinate uguali cambia leggermente l’angolo con cui si guarda al problema.

O forse no. Ma nel caso peggiore, avete imparato qualcosa sulla relatività. E questo, statisticamente, non capita spesso in un sabato mattina.


Prima di Salutarci…

E anche questa settimana è fatta. Anzi: anche questa trentesima settimana è fatta, il che suona diverso da “la ventisettesima” e merita almeno una nota a margine.

Trenta edizioni significa trenta sabati mattina passati a condividere cose che spero abbiano aggiunto qualcosa alla vostra giornata: un’idea, uno strumento, una canzone, una domanda che non vi sareste posti da soli. Il fatto che siate arrivati fino in fondo a questa è già un buon segnale.

Se qualcosa vi ha fatto alzare un sopracciglio o messo in moto qualche pensiero (possibilmente costruttivo, non ruminativo), considerate di condividerlo con qualcuno che potrebbe apprezzarlo. Il passaparola resta il miglior algoritmo, e non richiede abbonamento.

Buon sabato, buona attesa per Melbourne, e alla prossima esplorazione.


PS: Questa newsletter ha come unico scopo quello di condividere curiosità e belle scoperte. Tutti i link e i contenuti sono selezionati a titolo personale e gratuito.

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