Edizione #23
Parliamo del divorzio più importante del secolo (no, non quello tra una coppia famosa): quello tra l'agire e l'intelligenza. Poi scopriremo un filosofo tedesco che nel 1963 aveva già capito tutto s...
Cose Belle & Altre Storie - Edizione #23
Sabato 10 Gennaio 2026 - Il buongiorno del weekend
Un’altra settimana è volata via, e con lei anche le ultime tracce di quell’atmosfera sospesa tra panettone e buoni propositi che caratterizza i primi giorni dell’anno. La prima settimana lavorativa del 2026 si è conclusa, fortunatamente corta per gentile concessione del calendario. Mentre scrivo, il termometro fuori oscilla tra -3 e -2 gradi, temperature che farebbero sembrare un freezer un ambiente accogliente. Il mio sistema di termoregolazione biologica sta protestando con la stessa veemenza di un processore sotto stress termico, ma in direzione opposta.
Ora la sfida vera: riprendere il ritmo. Andare a letto a un orario decente, quella cosa che sembrava così naturale fino a tre settimane fa e che ora appare complessa come risolvere un’equazione differenziale dopo le feste. Ma ce la faremo.
Prendetevi un caffè caldo (o quello che preferite, purché fumante), accomodatevi sotto una coperta se necessario, e partiamo per questa seconda esplorazione dell’ anno.
In Questo Numero
Parliamo del divorzio più importante del secolo (no, non quello tra una coppia famosa): quello tra l’agire e l’intelligenza. Poi scopriremo un filosofo tedesco che nel 1963 aveva già capito tutto su ChatGPT, impareremo a tagliare le cipolle con la precisione di un matematico, e faremo un giro del mondo inseguendo il prezzo di un espresso. Il tutto accompagnato da una canzone francese cantata da toscani che parla di nostalgia mediterranea.
La Riflessione della Settimana
Il divorzio del secolo: quando l’agire si separa dall’intelligenza
C’è una frase che mi ronza in testa da giorni, pronunciata dal filosofo Luciano Floridi durante una giornata di studio all’università IULM intitolata “Pensare con l’IA”. Una frase che, nella sua apparente semplicità, ribalta completamente il modo in cui pensiamo all’intelligenza artificiale:
L’intelligenza artificiale moderna non è un matrimonio tra biologia e ingegneria, ma il divorzio riuscito tra la capacità di agire con successo e la necessità di essere intelligenti per farlo.
Fermiamoci un secondo. Per millenni, l’umanità ha dato per scontato un assioma fondamentale: per fare cose complesse, serviva intelligenza. Per tradurre un testo, scrivere una poesia, diagnosticare una malattia, progettare un edificio, serviva qualcuno che capisse cosa stava facendo. L’azione efficace e la comprensione erano inscindibili come il tuorlo e l’albume in un uovo sodo.
E poi è arrivata l’AI contemporanea, che ha preso quell’uovo e l’ha separato con la nonchalance di un pasticcere esperto.
Il paradosso dell’agente a intelligenza zero
Floridi introduce un concetto che suona quasi come un ossimoro: gli “agenti a intelligenza zero”. Sistemi capaci di risolvere problemi complessi senza possedere alcuna comprensione semantica, senza coscienza, senza quella scintilla che per secoli abbiamo chiamato “mente”. I modelli linguistici come ChatGPT non capiscono i significati: manipolano token in base a correlazioni statistiche derivate da enormi quantità di dati. Eppure producono risultati che, fino a pochi anni fa, avremmo attribuito solo a esseri senzienti.
E qui sta il punto cruciale: le cose sono già cambiate, non stanno cambiando. Non siamo alla vigilia di una rivoluzione, siamo dentro la rivoluzione. L’infosfera, sostiene Floridi, non è più semplicemente un mezzo di comunicazione: è diventata il nostro habitat ambientale, quella che lui chiama esperienza “onlife”, un’esistenza ibrida dove il confine tra analogico e digitale è semplicemente svanito.
Il cemento sta indurendo
C’è un’immagine potente nel discorso di Floridi: le fondamenta di questa nuova società digitale si stanno rapidamente solidificando come cemento armato. E come per il cemento, una volta che si indurisce, modificarlo diventa enormemente più difficile. Il tempo per disegnare i processi, per decidere che forma dare a queste strutture, è adesso. Non tra dieci anni, non quando i nostri figli saranno grandi. Adesso.
E mentre noi discutiamo se l’AI sia intelligente o meno, il potere sociopolitico si sta silenziosamente spostando verso chi controlla l’hardware. Sembra controintuitivo, vero? Pensiamo al digitale come a qualcosa di etereo, virtuale, intangibile. Ma in realtà il controllo effettivo dell’infosfera sta tornando prepotentemente all’analogico: cavi sottomarini, satelliti, data center, energia elettrica, terre rare per i processori. Chi possiede queste infrastrutture fisiche può letteralmente “staccare la spina” a interi sistemi di conoscenza.
La domanda che conta
Se ricordate le riflessioni delle edizioni passate, dalla #5 in cui parlavamo dell’evoluzione dal T9 agli LLM, passando per la #8 sui traduttori e la #9 sulla generazione video, c’è un filo rosso che attraversa tutto: non si tratta di capire se l’AI cambierà le cose, ma di decidere come vogliamo che le cambi.
Floridi suggerisce che l’università debba proteggere e potenziare la capacità umana di autonarrazione e interpretazione critica. L’identità umana è un processo narrativo che richiede di “esserci” ed esperire il mondo, una dimensione che le macchine non possono replicare perché prive di corpo e vissuto sensoriale.
Forse la domanda non è “l’AI ci sostituirà?”, ma piuttosto: in un mondo di agenti capaci di agire senza capire, cosa significa davvero capire? E soprattutto: vogliamo ancora prenderci la briga di farlo?
Video completo della giornata di studio “Pensare con l’IA” - IULM
Scoperte & Curiosità
Quello che non sapevo e ora sì
Il filosofo che nel 1963 aveva previsto ChatGPT
Nel 1963, mentre il mondo era impegnato a discutere di corsa allo spazio e Guerra Fredda, un filosofo tedesco di nome Gotthard Gunther pubblicava alcuni saggi sulla cibernetica che oggi suonano inquietantemente profetici. La sua intuizione: per comprendere i sistemi tecnologici complessi servivano nuove categorie concettuali. La filosofia occidentale, da Cartesio in poi, aveva sempre diviso il mondo in due sfere: quella oggettiva della realtà esterna e quella soggettiva della coscienza.
Ma Gunther sosteneva che stava emergendo qualcosa di completamente diverso: una “terza sfera” che non poteva essere ridotta né all’una né all’altra. Entità che hanno agency tecnica ma non agency morale, sistemi capaci di generare output complessi senza “volere” quegli output. Non oggetti passivi, non soggetti coscienti, ma qualcosa di intermedio che richiedeva un linguaggio completamente nuovo per essere descritto.
Sessant’anni dopo, i Large Language Model incarnano perfettamente quella terza sfera: producono fenomeni che assomigliano a creatività, ragionamento, persino intuizione, ma lo fanno senza intenzionalità, senza esperienza fenomenica, senza consapevolezza di sé. Gunther non poteva immaginare ChatGPT, ma lo aveva descritto con precisione chirurgica. A volte i visionari non predicono il futuro: lo nominano prima che arrivi.
Leggi l’articolo completo su Macitynet
Il video che vale la pena
Teoria e pratica del dono (spoiler: diffidare dei greci)
Alessandro Zaccuri analizza la natura ambivalente del dono, distinguendo tra la pratica quotidiana e una teoria filosofica più profonda. L’ammonimento di Virgilio sul cavallo di Troia (“Timeo Danaos et dona ferentes”) non era solo buona politica militare: era filosofia applicata. Esistono regali interessati, regali dispotici, regali che creano debiti impossibili da saldare.
Ma esiste anche il super-dono, quello che nei Miserabili di Victor Hugo trasforma la vita di Jean Valjean: il vescovo che, invece di denunciarlo per il furto dei candelabri, glieli regala aggiungendo quelli che non aveva rubato. Un dono che riscatta senza imporre obblighi mercantili.
In un’epoca di economia dell’attenzione dove ogni “regalo” digitale nasconde un modello di business, forse vale la pena riscoprire la grammatica del dono autentico.
Guarda la lezione di Alessandro Zaccuri
La lettura intelligente
La costante della cipolla (ovvero: quando la matematica incontra la cucina)
Decine di milioni di persone cercano su YouTube “how to dice an onion”. Il team di The Pudding ha deciso di rispondere alla domanda con il rigore che merita: modelli matematici, deviazione standard, analisi geometrica. Il risultato è un’indagine che farebbe la gioia di qualsiasi ingegnere con velleità culinarie.
La scoperta? I tagli radiali producono risultati migliori dei tagli verticali, ma solo se diretti verso un punto specifico: circa il 55,731% del raggio sotto la superficie (la “costante della cipolla”, calcolata dal Dr. Dylan Poulsen della Washington College). Per 10 tagli in una cipolla a 10 strati, il minimo di deviazione standard (29,5%) si ottiene puntando al 96% del raggio sotto la superficie.
Prima di correre in cucina con un goniometro: lo chef Kenji Lopez-Alt, interpellato sull’utilità pratica di tutto questo, ha risposto con disarmante onestà: “Conta molto più per vincere dibattiti su internet e risolvere problemi matematici interessanti che per cucinare davvero.”
Almeno ora sapete cosa rispondere quando qualcuno vi critica il taglio delle cipolle.
Esplora l’analisi interattiva su The Pudding
Intrattenimento (Mica) Banale
Qualcosa che fa sorridere (ma non solo)
Geografia economica del caffè: un espresso intorno al mondo
Quanto costa un caffè? Dipende enormemente da dove vi trovate. Un’analisi globale dei prezzi 2023 rivela disparità che raccontano storie di culture, economie e abitudini.
Il record del caffè più caro spetta alla Corea del Sud: 7,71 dollari in media. Seguita dal Qatar a 6,79 e dalla Danimarca a 5,36. All’estremo opposto, l’Iran offre il caffè più economico del pianeta: 0,45 dollari a tazza, probabilmente perché in una cultura dove il tè regna sovrano, il caffè gioca un ruolo da comparsa.
L’Italia, patria spirituale dell’espresso, si posiziona in una fascia medio-bassa: 2,39 dollari in media, con Roma a 2,47. Un dato che conferma l’idea del caffè come rito democratico, accessibile a tutti, non come status symbol.
Curiosità: la Colombia, tra i maggiori esportatori mondiali di caffè, ha uno dei prezzi più bassi del continente americano (1,25 dollari). A dimostrazione che produrre qualcosa non significa necessariamente pagarlo di più.
La prossima volta che vi lamentate del rincaro del caffè al bar, pensate ai sudcoreani che sborsano l’equivalente di un pranzo per un espresso.
Esplora tutti i dati e le tabelle comparative
La Colonna Sonora
Bandabardo - Melo
Questa settimana la colonna sonora arriva dalla Toscana, anche se le parole sono in francese. “Melo” dei Bandabardo racconta di giovani ribelli del Mediterraneo trapiantati in un posto freddo del nord “ou l’hiver dure un an” (dove l’inverno dura un anno). Girano su moto cromate, vestiti di colori vivaci, provocano i “grands buveurs de biere” e i poliziotti, dominano i flipper, baciano le figlie del posto.
Il ritornello ripete “Ahi! ce soir je suis melo / Ahi! ce soir j’ai le coeur gros” (stasera sono malinconico, stasera ho il cuore pesante). È la nostalgia per un’adolescenza selvaggia e spensierata, segnata dalla difficoltà di vivere da stranieri capendo solo “la langue des baisers” (la lingua dei baci).
C’è qualcosa di perfetto nell’ascoltare questa canzone mentre fuori fa un freddo polare e si cerca di riprendere il ritmo dopo le feste: quella malinconia dolce che non deprime ma scalda, il ricordo di quando tutto sembrava possibile e le conseguenze erano un concetto astratto.
& Un’Altra Cosa
Mentre preparavo questa edizione, mi sono imbattuto in una coincidenza che vale la pena condividere.
Gotthard Gunther, il filosofo che nel 1963 teorizzava la “terza sfera”, e Luciano Floridi, che nel 2026 parla del “divorzio tra agire e intelligenza”, stanno descrivendo lo stesso fenomeno a sessant’anni di distanza. Uno lo vedeva arrivare, l’altro lo vede realizzato. Entrambi ci dicono la stessa cosa: servono nuove parole per capire cose nuove.
Quando gli spagnoli scoprirono l’America, mandarono caravelle piene di giuristi per inventare nuove categorie legali. Forse oggi servirebbero caravelle piene di filosofi.
O forse bastano newsletter del sabato mattina che, tra una cipolla e un caffè, provano a dare un senso a tutto questo.
Prima di Salutarci…
E anche la seconda edizione del 2026 è fatta! La ventitreesima della serie, per chi tiene il conto. Ventitré settimane di curiosità condivise, di link strani scovati negli angoli di internet, di riflessioni che spero vi abbiano fatto compagnia almeno quanto hanno fatto compagnia a me mentre le scrivevo.
Se qualcosa di quello che avete letto vi ha incuriosito, fatto sorridere o dato da pensare, sentitevi liberi di condividerlo con qualcuno che potrebbe apprezzarlo. La curiosità è una di quelle cose che, condividendola, si moltiplica invece di dividersi.
Buon sabato, copritevi bene, e alla prossima esplorazione!
PS: Questa newsletter ha come unico scopo quello di condividere curiosità e belle scoperte. Tutti i link e i contenuti sono selezionati a titolo personale e gratuito.
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