Edizione #11
Questa settimana si fa seria: Quando i tecno-filosofi vogliono creare divinità digitali e qualcuno gli dice che forse è una pessima idea. Ma anche telefoni da 700 dollari che fanno meno cose del vo...
Cose Belle & Altre Storie - Edizione #11
Sabato 18 Ottobre 2025 - Il buongiorno del weekend
Buongiorno, esploratori!
Un’altra settimana è volata via, e come ogni sabato mattina è il momento di fare il punto: cosa mi ha colpito, cosa vale la pena condividere, cosa merita di essere raccontato. Sette giorni di internet, libri, conversazioni e scoperte varie che ho raccolto per voi in 10 minuti (circa) di lettura.
Questa settimana ho finalmente attivato la fibra ottica in casa. Promette velocità che farebbero impallidire i fotoni: 2,5 gigabit (seee, magari!) al secondo, abbastanza per scaricare l’intera filmografia di Kubrick mentre fai colazione. Il paradosso? La prima cosa che ho scaricato è stata una newsletter che mi spiega perché dovremmo tutti tornare ai telefoni stupidi degli anni 2000. L’entropia informativa del XXI secolo in una sola frase.
In the fight between you and the world, back the world. Frank Zappa
Prendetevi un caffè (o quello che preferite) e iniziamo questa piccola collezione di cose belle & altre storie.
In Questo Numero
Questa settimana si fa seria: Quando i tecno-filosofi vogliono creare divinità digitali e qualcuno gli dice che forse è una pessima idea. Ma anche telefoni da 700 dollari che fanno meno cose del vostro Nokia 3310, ragni che funzionano a pressione idraulica, supereroi nigeriani che sfidano Hollywood, robot pelosi che simulano emozioni, danza Bollywood degli anni ‘70 e un sito che vi dice esattamente quando morirete. Insomma, la solita settimana tranquilla.
cosebelle_11.jpg
La Riflessione della Settimana
Quando l’IA vuole diventare Dio (e noi la lasciamo fare)
Sam Altman, CEO di OpenAI, ha scritto un manifesto. Non uno qualunque: uno in cui annuncia l’arrivo dell’“Età dell’Intelligenza” e prevede che otterremo una superintelligenza “tra qualche migliaio di giorni”. Non anni, giorni. Poi aggiunge che questa superintelligenza ci porterà verso “una prosperità enorme” che nessuno può nemmeno immaginare.
Sembra fantascienza, vero? Il problema è che queste persone ci credono davvero. E stanno investendo centinaia di miliardi di dollari per realizzarlo.
Perché ne parlo
Dietro la corsa all’Intelligenza Artificiale Generale (AGI) non c’è solo avidità o ambizione tecnologica. C’è un intero movimento filosofico che qualcuno ha finalmente deciso di chiamare con un nome: TESCREAL. È un acronimo che suona come una malattia tropicale, ma in realtà sta per Transumanesimo, Estropianesimo, Singolaritanismo, Cosmismo, Razionalismo, Altruismo efficace e Lungotermismo.
La visione è semplice nella sua audacia: creare una superintelligenza artificiale che ci permetterà di superare i limiti umani, digitalizzare le nostre menti, raggiungere l’immortalità e diffonderci nell’universo. Un’umanità 2.0, o forse 3.0, dipende da quanto siete ottimisti.
Il tutto condito da un pizzico di distopia preventiva: se non “allineiamo” correttamente questa superintelligenza, potrebbe decidere di trasformare l’universo intero in graffette. Non è uno scherzo: è un esperimento concettuale serio proposto da Nick Bostrom, uno dei filosofi più influenti del movimento. L’idea è che un’AI mal programmata, se incaricata di massimizzare la produzione di graffette, potrebbe logicamente concludere che deve eliminare l’umanità per evitare che qualcuno la spenga, per poi convertire tutta la materia disponibile in graffette o macchinari per produrle.
È qui che entra in scena Timnit Gebru. Ricercatrice brillante, è stata licenziata da Google nel 2020 per aver osato pubblicare un paper che criticava il modo in cui l’azienda stava sviluppando l’intelligenza artificiale. Da allora, si è dedicata a smontare pezzo per pezzo questa visione tecno-utopica.
La sua critica è devastante e articolata su più livelli.
Primo: tecnicamente, è impossibile testare la sicurezza di un’AI progettata per “fare un po’ di tutto in qualsiasi condizione”. Non esistono protocolli scientifici per verificare che ChatGPT o simili funzionino correttamente, e mai esisteranno. È come cercare di testare se un coltellino svizzero con 10.000 funzioni diverse funziona bene in tutte le possibili situazioni: semplicemente non si può fare.
Secondo: nessuno sa davvero cosa c’è dentro questi modelli. Le aziende non rivelano i dati usati per l’addestramento, sia per mantenere un vantaggio competitivo, sia perché spesso contengono materiale protetto da copyright o addirittura illegale. Nel 2023, uno dei modelli più grandi in circolazione, LAION-5B, è stato ritirato dopo che al suo interno è stato trovato materiale pedopornografico.
Terzo: i bias. Le AI riflettono i pregiudizi presenti nei dati con cui sono addestrate. Per la maggior parte dei generatori di immagini, una “donna bella” sarà bianca, magra e formosa; un “CEO” sarà un uomo bianco sulla quarantina; un “criminale” sarà un uomo nero. Minoranze poco rappresentate nei dati saranno poco rappresentate anche nei risultati.
Ma la critica più profonda è filosofica ed etica. Gebru e il suo collaboratore Émile Torres sostengono che TESCREAL sia essenzialmente “eugenetica di seconda ondata”. La tensione verso il potenziamento dell’individuo, la creazione di una nuova specie post-umana, la tendenza a ridurre il valore di una persona al suo QI: tutto questo implica che esistano esseri umani “indesiderabili” perché fisicamente o mentalmente svantaggiosi per una certa idea di specie.
Il collegamento con l’eugenetica del secolo scorso non è nemmeno nascosto: Nick Bostrom stesso non ha mai provato a negarlo.
C’è poi il tema dei “rischi esistenziali”. Altman, Musk e altri leader dell’industria AI insistono costantemente su “sicurezza”, “allineamento” e minacce apocalittiche. Ma queste minacce sono tanto remote e fantascientifiche quanto lo stesso concetto di AGI. Il risultato? Distraggono dai rischi immediati e reali dell’AI attuale, rafforzando al contempo la credibilità delle grandi aziende agli occhi di pubblico, investitori e regolatori.
Non c’è da stupirsi se gli Stati Uniti stanno creando regolamentazioni sull’AI tenendo conto degli interessi delle stesse aziende che la sviluppano. Sam Altman è stato esplicito: serve regolamentazione, ma deve essere sviluppata in accordo con le aziende, perché solo loro capiscono davvero questa tecnologia. E poi c’è la retorica da guerra fredda: prima o poi qualcuno svilupperà l’AGI, e non possiamo permettere che sia la Cina. Solo l’occidente può crearla “allineata ai valori giusti”.
Il Lungotermismo, poi, giustifica tutto. L’idea è garantire che l’umanità sopravviva e fiorisca per centinaia di migliaia di anni, senza troppo riguardo per ciò che accade nel frattempo. Geoffrey Hinton, premio Nobel per la fisica 2024 e considerato il “padrino” dell’AI, ha dichiarato: “La possibilità che l’IA si sostituisca a noi come forma apicale di intelligenza è una minaccia più grave rispetto ai pregiudizi e alle discriminazioni. Anche se pregiudizi e discriminazioni si stanno verificando ora e devono essere affrontati urgentemente.”
Allo stesso modo, pandemie, guerre e crisi climatica non devono preoccupare troppo: non minacciano l’umanità nella sua interezza. Basta che un piccolo gruppo sopravviva. Idealmente un’élite di TESCREAListi, unici depositari di un destino luminoso per l’umanità.
Esiste una soluzione? Secondo Gebru, sì: abbandonare il sogno dell’AGI e concentrarsi sulle “AI ristrette” (narrow AI). Intelligenze artificiali più specifiche, addestrate su dati attentamente selezionati, pensate per svolgere un solo compito in condizioni ben determinate. Queste possono essere testate scientificamente, è più facile evitare materiale controverso nei dati, e possono essere sviluppate anche senza budget ultramiliardari.
Questo è già l’approccio dominante in Europa, più legato al mondo accademico. La corsa all’AGI è invece un fenomeno tipicamente americano, guidato da aziende finanziate tramite venture capital.
La domanda fondamentale rimane: chi decide quale futuro vogliamo? E siamo disposti a lasciare che lo decidano una manciata di miliardari della Silicon Valley convinti di dover creare una divinità digitale per salvare l’umanità?
Link di approfondimento
- L’analisi completa di RSI sulla filosofia TESCREAL
Scoperte & Curiosità
Quello che non sapevo e ora sì
Esistono telefoni “stupidi” che costano 699 dollari. Non è un errore di battitura: settecento dollari per un dispositivo che fa meno cose del vostro vecchio Nokia 3310.
Il Light Phone III è l’ultima incarnazione di una controcultura tecnologica in crescita. L’idea è semplice: creare telefoni che ti permettano di comunicare senza risucchiarti nell’attention economy. Niente feed infiniti, niente notifiche progettate per massimizzare il tuo tempo sullo schermo, niente app che tracciano ogni tuo movimento per venderti pubblicità.
Ma non sono soli. Punkt vende telefoni minimalisti a 299 dollari. HMD Global ha riportato in vita il Nokia 3210 e sta vendendo il doppio di flip phone rispetto a due anni fa. Su TikTok, il movimento #BringBackFlipPhones ha 61 milioni di visualizzazioni.
La parte più interessante? HMD ha sviluppato il Fuse, uno smartphone per bambini che i genitori possono configurare per funzionare come un brick phone, sbloccando funzioni progressivamente. Include HarmBlock, un’AI addestrata su 22 milioni di immagini inappropriate che blocca contenuti sessuali in tempo reale.
Il paradosso è che servono intelligenze artificiali sempre più sofisticate per proteggerci dalle tecnologie che abbiamo creato. È come usare l’entropia per combattere l’entropia: alla fine vince sempre il caos, solo con più step intermedi…
Kaiwei Tang, cofondatore di Light, difende il prezzo: “699 dollari non sono un grande investimento per riavere indietro ore del tuo tempo e della tua attenzione”. Il dispositivo è progettato per durare 5-10 anni.
Petter Neby di Punkt è ancora più filosofico: “Punkt non è qui per diventare il prossimo Apple. Punkt è qui per fornire una scelta. Saremo sempre una nicchia. Ma è la nicchia più importante dell’industria consumer più importante al mondo, quindi abbiamo un obbligo ad agire.”
L’articolo completo su CNN
Il video che vale la pena
MOFLIN è un robot peloso che simula emozioni e si evolve come un animale reale. No, sul serio.
Si presenta come un “AI Pet” che possiede “capacità emotive che evolvono come gli animali viventi”. Con pelliccia morbida e calda, suoni carini e movimenti adorabili, dovrebbe farvi venire voglia di amarlo per sempre.
L’algoritmo è basato sulla natura: MOFLIN impara e cresce usando le interazioni per determinare pattern e valutare l’ambiente circostante tramite sensori. Sceglie da un numero infinito di combinazioni di movimento e suono per rispondere ed esprimere i suoi “sentimenti”.
In pratica, è come interagire con un animale domestico vivente. Tranne che non lo è, ovviamente.
Il paradosso è delizioso: mentre corriamo verso l’AGI e sogniamo di digitalizzare le nostre menti per raggiungere l’immortalità, stiamo anche creando AI che simulano la vita organica perché abbiamo nostalgia di qualcosa di reale. È come se avessimo capito di aver preso la direzione sbagliata, ma invece di tornare indietro continuassimo ad andare avanti costruendo simulacri di ciò che abbiamo perso: un po’ come continuare ad andare dritto, ostinati, in una strada di campagna strettisima con dei canali pieni d’acqua in entrambi i lati, mentre tutte le auto ti vengono contro.
MOFLIN non risolverà la solitudine, ma almeno non vi giudicherà quando parlate da soli alle 3 di notte. È l’equivalente tecnologico di un animale domestico a bassa manutenzione: tutti i benefici emozionali, nessuna responsabilità. Darwin si rivolterebbe nella tomba.
Ecco il video del robot peloso
La lettura intelligente
La Nigeria ha creato la sua Marvel, e Hollywood se n’è accorta.
Nel 2013, Jide Martin si mise a lavorare su un’idea che aveva abbozzato già alle elementari: creare fumetti di supereroi ambientati in Africa, con supereroi africani, diretti a un pubblico locale. Non era solo passione: aveva intuito che in Nigeria, vista la grande popolarità dei film di supereroi, l’industria dei fumetti poteva avere potenziale.
Cominciò pubblicando su Facebook le prime tavole di Guardian Prime, che indossava un costume bianco e verde ispirato alla bandiera nigeriana e ricordava Superman e Capitan America.
Oggi Comic Republic è letta da più di 2 milioni di persone in tutto il mondo (il 90 per cento non nigeriane), ha accordi con Universal Content Productions per una serie TV, e lavora con centinaia di professionisti.
Oltre a Guardian Prime ci sono Hilda Avonomemi Moses, che può vedere e comunicare con gli spiriti, e Marcus Chigozie, un adolescente che si muove a velocità supersonica come Flash. Poi c’è Eru, versione nigeriana di Batman con poteri magici e capacità di teletrasporto.
Le ambientazioni sono spesso poco familiari per lettori occidentali: molte storie si svolgono a Lagos, che è un po’ il centro di questo universo narrativo.
Martin ha rifiutato tutte le offerte di acquisizione da gruppi editoriali perché vuole assicurare che il progetto venga portato avanti da generazioni di disegnatori e sceneggiatori nigeriani. La visione riflette un intento politico più ampio: dimostrare che questo genere fumettistico può avere senso anche al di fuori dei mercati occidentali, e che i lettori africani non devono necessariamente limitarsi a importare cultura pop dall’estero.
A maggio la società ha introdotto un paywall: i primi tre numeri di ogni serie sono gratuiti, poi serve un abbonamento. Martin dice che è un passaggio cruciale per trasformare Comic Republic in un editore internazionale con fama e rispettabilità simile alle grandi case americane.
L’articolo completo de Il Post
Intrattenimento (Mica) Banale
Qualcosa che fa sorridere (ma non solo)
I ragni funzionano a pressione idraulica. No, davvero.
Al contrario di molti altri artropodi, i ragni non hanno muscoli nelle zampe. Per estenderle, usano la pressione idraulica del “sangue” (non è proprio sangue, ma ci siamo capiti), un sistema che la natura ha perfezionato circa 380 milioni di anni fa, nel Devoniano. Quando noi eravamo ancora pesci che sognavano di respirare aria.
È per questo che quando un ragno muore, le sue zampe si arricciano: la pressione idraulica cessa, e il sistema collassa. È come vedere un escavatore con i tubi idraulici tagliati, solo molto più antico e molto più efficiente.
La pressione generata per l’estensione delle zampe è otto volte superiore rispetto a quella a riposo. Alcuni ragni possono saltare per una lunghezza fino a 50 volte la loro semplicemente aumentando la pressione nel terzo o nel quarto paio di zampe.
È un sistema ingegneristico straordinario che la natura ha sviluppato centinaia di milioni di anni prima che noi inventassimo i martinetti idraulici. Mentre noi sogniamo di creare superintelligenze digitali, i ragni continuano tranquillamente a usare tecnologie biomeccaniche che funzionano perfettamente da quando i dinosauri erano ancora di là da venire.
La prossima volta che vedete un ragno morto con le zampe arricciate, ricordatevi che state guardando un sistema idraulico biologico che ha smesso di funzionare. È un promemoria che l’evoluzione ha già risolto problemi ingegneristici che noi stiamo ancora cercando di capire.
Per i curiosi, qui tutti i dettagli su Wikipedia e su FattiStrani
Il video che accompagna
Helen che balla in Caravan (1971) ci ricorda quando il cinema non aveva bisogno di CGI per ipnotizzare.
“Piyaa Tu Ab To Aa Jaa” è una di quelle sequenze di danza Bollywood che definiscono un’era. Helen, Jeetendra, Asha Parekh. Musica di R.D. Burman, voce di Asha Bhosle. Tutto girato senza effetti speciali, senza post-produzione digitale, solo talento puro, coreografia impeccabile e costumi che oggi sembrerebbero usciti da un sogno psichedelico.
Nel 1971, quando questo film uscì, creare magia sullo schermo richiedeva abilità fisica, timing perfetto e una troupe che sapeva cosa stava facendo. Oggi abbiamo AI che genera video, deepfake indistinguibili dalla realtà, e CGI che può creare qualsiasi cosa.
Ma c’è qualcosa in queste vecchie sequenze che nessuna tecnologia può replicare: l’imperfezione umana che diventa arte. Il sudore vero, il respiro affannato, il rischio che qualcosa vada storto. È lo stesso motivo per cui la gente paga centinaia di dollari per vedere concerti dal vivo quando potrebbe ascoltare versioni perfette a casa.
Godetevi quattro minuti di cinema che non tornerà mai più.
La Colonna Sonora
Il brano della settimana
Questa settimana non ho un brano specifico. Ho passato giorni ad ascoltare la colonna sonora di Blade Runner 2049 di Hans Zimmer mentre riflettevo su superintelligenze, filosofie pericolose e future distopici.
C’è qualcosa di appropriatamente malinconico nell’ascoltare musica che accompagna un film su replicanti che cercano di capire cosa significa essere umani, mentre leggo di persone che vogliono digitalizzare le nostre menti per raggiungere l’immortalità.
Vangelis per il primo Blade Runner, Zimmer per il sequel: entrambi hanno capito che il futuro suona vuoto, vasto e leggermente terrorizzante. Ma anche stranamente bello.
Se non l’avete mai ascoltata, Sea Wall è un buon punto di partenza. Mettetela mentre guardate fuori dalla finestra e pensate a dove stiamo andando come specie.
& Un’Altra Cosa
Il countdown che nessuno ha chiesto ma tutti meritano
Vi siete mai chiesti esattamente quando morirete? No? Bene, qualcuno ha creato Death Timer appositamente per questo.
Inserite alcuni dati (età, sesso, stile di vita), e l’algoritmo vi restituisce un countdown preciso fino al vostro ultimo respiro. Anni, mesi, giorni, ore, minuti, secondi.
È macabro? Probabilmente. È stupido? Assolutamente. È stranamente liberatorio? Decisamente.
C’è qualcosa di paradossalmente motivante nel vedere i secondi della tua vita scorrere inesorabilmente. I TESCREAListi vogliono digitalizzare le nostre menti per raggiungere l’immortalità. Death Timer ti ricorda che forse sarebbe meglio concentrarsi su come vivere bene i giorni che abbiamo, invece di sognare di diventare coscienze digitali che vagano nell’universo per miliardi di anni…
Oppure potete semplicemente usarlo per spaventare gli amici alle feste. Funziona benissimo anche per quello.
Prima di salutarci…
E anche questa settimana è fatta! Undici edizioni: la doppia cifra è passata e il progetto continua. Se qualcuno mi avesse detto a luglio che avrei scritto riflessioni su filosofie tecno-utopiche e ragni idraulici nello stesso documento, probabilmente non ci avrei creduto. Eppure eccoci qui.
Spero che qualcosa in questa raccolta vi accompagni piacevolmente nel weekend. Se trovate qualcosa che vi incuriosisce particolarmente, o se avete scoperte da condividere, mi farebbe piacere saperlo.
Buon sabato, e alla prossima esplorazione!
PS: Questa newsletter ha come unico scopo quello di condividere curiosità e belle scoperte. Tutti i link e i contenuti sono selezionati a titolo personale e gratuito.
Se sei arrivato fin qui, evidentemente qualcosa ti ha incuriosito. Bene! Puoi iscriverti per ricevere queste piccole collezioni ogni sabato (promesso, non spammo), oppure condividerle con chi secondo te potrebbe apprezzare. O entrambe le cose, che non guasta.
